Un cammino lungo cento chilometri, sei giornate di trekking tra natura e archeologia industriale, ma soprattutto un percorso umano capace di abbattere barriere e creare relazioni autentiche. È il bilancio di “Passi che raccontano”, il progetto di inclusione realizzato lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara e dedicato a persone non vedenti, ipovedenti e vedenti che hanno condiviso un’esperienza di viaggio e scoperta nel cuore del Sulcis.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Nazionale Privi della Vista e Ipovedenti (ANPVI) con il sostegno della Fondazione di Sardegna, è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara e con le guide ambientali escursionistiche di JANAS Escursioni. Un progetto che ha trovato il proprio punto di forza nella collaborazione tra associazioni, professionisti e partecipanti, uniti dall’obiettivo di rendere il cammino uno strumento di inclusione, autonomia e socializzazione.
«L’obiettivo era permettere alle persone con disabilità visiva di vivere pienamente il cammino e, allo stesso tempo, coinvolgere le persone vedenti in un’esperienza condivisa, da protagonisti e non da semplici accompagnatori», ha spiegato la presidente dell’ANPVI, Paola Taula. «Il risultato è andato oltre le aspettative: si sono creati legami profondi e un forte spirito di gruppo».
Le guide ambientali Francesca Mocco e Loredana Lai, hanno accompagnato i partecipanti lungo l’intero percorso, contribuendo a rendere accessibile il territorio attraverso descrizioni dettagliate dei paesaggi, dei colori, dei profumi e degli elementi naturali incontrati lungo il cammino.
Tra le testimonianze più significative c’è quella di Giuliana, una delle partecipanti, che ha definito l’esperienza «una sfida fisica e mentale». Per lei il cammino ha rappresentato un’occasione di crescita personale, resa possibile dal lavoro di squadra e dalla presenza costante delle guide. «Ci descrivevano il paesaggio, ci aiutavano ad affrontare i passaggi più complessi e ci permettevano di vivere pienamente ogni tappa», ha raccontato.
L’esperienza sarà al centro di un incontro pubblico in programma il 25 giugno alle 17 all’Istituto dei Ciechi di Cagliari, dove verranno presentati i risultati del progetto e condivise le testimonianze dei partecipanti.
Per gli organizzatori non si tratta di un punto di arrivo, ma dell’inizio di un percorso più ampio. L’auspicio è che “Passi che raccontano” possa avere un seguito, coinvolgendo sempre più persone e nuove tappe del Cammino Minerario di Santa Barbara. Perché, come dimostra questa esperienza, il cammino non è soltanto uno strumento per conoscere un territorio, ma anche un’occasione per costruire comunità, abbattere pregiudizi e scoprire che l’inclusione può nascere semplicemente mettendosi in cammino insieme.

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