
La seduta della Commissione (foto ufficio stampa Consiglio regionale)
Il futuro dei pronto soccorso sardi e il superamento dei medici “gettonisti” sono stati al centro dell’audizione della presidente della Regione Alessandra Todde davanti alla Commissione Sanità del Consiglio regionale. Un passaggio delicato, segnato dall’imminente scadenza dei contratti che negli ultimi quattro anni hanno garantito la copertura dei turni nei presìdi più piccoli dell’Isola.
«Stiamo lavorando per individuare soluzioni strutturali e garantire i turni mancanti anche grazie all’imminente concorso per medici di emergenza urgenza», ha spiegato Todde, intervenuta come assessora pro tempore alla Sanità rispondendo alle domande del capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu.
Nei prossimi giorni scadranno i contratti dei professionisti utilizzati per i codici minori nei pronto soccorso periferici, mentre a fine giugno terminerà anche la gara relativa ai medici impiegati per i codici maggiori. «Per legge non è possibile prorogare i contratti né indire una nuova gara — ha chiarito la presidente —. Stiamo parlando con le singole Asl per garantire i turni mancanti».
La Regione punta molto sul concorso del 20 marzo per 44 posti di medico di emergenza urgenza: sono arrivate 52 domande e l’obiettivo è assumere il maggior numero possibile di candidati. «Cercheremo di prenderli tutti anche se ci sono alcune difficoltà. Alla Asl di Sassari, ad esempio, sono arrivate dodici domande per tre posti», ha sottolineato Todde.
Durante l’audizione, alla presenza della presidente della Commissione Carla Fundoni e del nuovo direttore generale dell’assessorato alla Sanità Thomas Schael, è stato ricordato anche lo stanziamento di 25 milioni di euro per l’indennità di pronto soccorso relativa alle annualità 2023-2025. «Stiamo analizzando gli accessi in pronto soccorso per capire con Areus i flussi e migliorare il raccordo con i reparti di emergenza», ha aggiunto la presidente.
Todde non ha nascosto le criticità della fase di transizione: «Dovremo monitorare con attenzione il passaggio tra la fine dell’attività dei gettonisti, che proseguiranno fino a giugno grazie anche a 1,8 milioni del quinto d’obbligo, e gli esiti del concorso. Sono preoccupata, è un contesto nuovo ma sono fiduciosa. È chiaro che va accelerata la soluzione strutturale».
Dall’opposizione sono arrivate richieste di chiarimento. Umberto Ticca ha chiesto se dal primo marzo rischino di chiudere pronto soccorso periferici, mentre Corrado Meloni ha espresso dubbi sulla reale efficacia delle misure individuate. Critica anche Alice Aroni, che ha domandato perché non si sia intervenuti prima nonostante la scadenza delle gare fosse nota.
Dalla maggioranza, Cozzolino ha denunciato la carenza di un vero pronto soccorso pediatrico, mentre Canu ha evidenziato la difficoltà di attrarre medici fuori dai grandi centri, sottolineando le forti disparità economiche tra personale strutturato e gettonisti. Positivo invece il giudizio di Giuseppe Frau, secondo cui le rassicurazioni della presidente indicano «la strada giusta».
Sui piccoli ospedali Todde ha ribadito che «il nostro compito non è chiudere i presìdi», ma valutare le decisioni sulla base dei numeri. Il direttore generale Schael ha infine aperto alla possibilità di convenzioni con altre Regioni per reperire personale, ribadendo però che «il fenomeno dei gettonisti deve finire», anche per ragioni di qualità assistenziale.
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