Natalità

Culle sempre più vuote: in Sardegna le nascite crollano del 10% in 12 mesi Nell’Isola il tasso di fecondità è il più basso d’Italia: 0,86 figli per donna

Culle vuote (Foto Siciliani/Gennari- Sir)

La Sardegna conferma, purtroppo, il suo triste primato: è la regione italiana dove si nasce di meno. Nei primi sette mesi del 2025 sull’Isola sono venuti al mondo 3.562 bambini, circa 400 in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, quando erano 3.961. Il calo è del 10,1%, secondo soltanto a quello dell’Abruzzo (-10,2%) e cento volte superiore alla flessione registrata l’anno precedente (-0,1%).

Il dato, diffuso dall’Istat, fotografa una crisi demografica sempre più profonda, con la Sardegna che si conferma l’unica regione italiana in cui il tasso di fecondità è inferiore a un figlio per donna: appena 0,86 nel 2025, in ulteriore calo rispetto allo 0,91 del 2024. A livello nazionale, l’indicatore si attesta a 1,13.

Un’Isola che non fa più figli

Le cause della denatalità sono molteplici: l’invecchiamento della popolazione, la precarietà lavorativa, la difficoltà ad accedere al mercato immobiliare e l’età sempre più avanzata delle madri. In Sardegna, come nel Lazio e in Basilicata, l’età media al parto è la più alta d’Italia: 33,2 anni, a fronte di una media nazionale di 32,6.

Il fenomeno è aggravato dal fatto che nell’Isola è quasi assente il contributo delle nascite da genitori stranieri, che rappresentano solo il 4,1% del totale, la percentuale più bassa d’Italia.

Un trend preoccupante

La crisi demografica sarda rispecchia un trend nazionale ma in misura molto più accentuata. In Italia, nei primi sette mesi del 2025, le nascite sono diminuite del 6,3%, mentre nel 2024 il calo era stato del 2,6%.
Dal 2008, anno in cui si è registrato il picco con oltre 576 mila nati, il Paese ha perso quasi 207 mila bambini.

In Sardegna, dove l’esodo giovanile e la carenza di servizi incidono fortemente sulle scelte familiari, la crisi delle culle assume i contorni di una vera e propria emergenza sociale.


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