
La Chiesa di Cagliari ha inaugurato il suo nuovo sito web: non un semplice restyling grafico, ma un passo significativo nel cammino di rinnovamento della comunicazione ecclesiale, pensata come presenza viva e autentica nei luoghi in cui oggi le persone abitano, dialogano e cercano senso. Il portale si propone come punto di riferimento autorevole, capace di custodire e raccontare la vita delle comunità, offrendo contenuti affidabili e spazi di ascolto, in un tempo in cui l’informazione corre veloce e spesso confonde.
A sottolinearne il valore è Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali, che legge in questo passaggio un segno eloquente di vitalità. «Comunicare – afferma – è comunicare bene, è un’esperienza che esprime la vitalità della Chiesa locale. La messa on li- ne di un nuovo sito non è semplicemente il presentare uno strumento nuovo, ma è proprio quello di ribadire che la Chiesa vive tutti gli ambienti, anche quelli digitali e in questi ambienti porta la propria parola, una parola di speranza, una parola di presenza, una parola di compagnia». Non una vetrina statica, dunque, ma una realtà dinamica, capace di accogliere e valorizzare le voci del territorio.
In questa prospettiva si inserisce il lavoro del Servizio informatico della Cei, coordinato da Giovanni Silvestri, che ha accompagnato il percorso tecnologico e progettuale del nuovo portale, presentato alla stampa lo scorso venerdì. «Il sito web di una diocesi è fondamentale come fonte di dati e informazioni in qualche modo certificate dalla diocesi e dai servizi della comunità ecclesiale», ha spiegato Silvestri, sottolineando come la piattaforma scelta – cresciuta grazie a una collaborazione diffusa tra alcune diocesi – favorisca sinergie e scambi di competenze.
Alla base del progetto vi è proprio questa dimensione comunitaria: un intreccio di relazioni che coinvolge uffici diocesani, parrocchie e altre Chiese locali, in un percorso condiviso che va oltre la tecnologia.
Il sito della diocesi di Cagliari si presenta così come espressione di una Chiesa che ascolta e racconta, capace di narrare la propria comunione con parole curate e trasparenti.
di Andrea Pala
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