Politica

Manovra 2026-2028, in Commissione Bilancio focus su Università e Terzo settore I rappresentanti hanno segnalato le criticità e presentato le richieste di riforma

Proseguono in Commissione «Bilancio» del Consiglio regionale le audizioni sulla manovra finanziaria 2026-2028, con una seduta dedicata al sistema della pubblica istruzione universitaria e al Terzo settore. Un confronto articolato che ha messo in luce apprezzamenti per l’impegno finanziario della Regione, ma anche criticità strutturali e richieste di interventi normativi.

Ad aprire la mattinata sono stati i rettori delle Università di Cagliari e Sassari, Francesco Mola e Gavino Mariotti, affiancati dal presidente del Consorzio Uno di Oristano, Gian Valerio Sanna, e dal commissario straordinario del Consorzio universitario di Nuoro, Ivan Paglia.

I due rettori hanno riconosciuto il ruolo decisivo della Regione nel sostenere il sistema universitario sardo. «Senza i fondi regionali le nostre Università sarebbero chiuse», ha affermato Mariotti, sottolineando però la necessità di migliorare i meccanismi di autorizzazione e rendicontazione della spesa. Apprezzamento anche per le modifiche alla legge regionale 26 del 1996, che consentono agli atenei maggiore autonomia nelle assunzioni e nella programmazione degli investimenti. «Senza questa norma non saremmo in grado di superare i parametri di assunzione», ha spiegato Mola.

Tra le principali criticità segnalate, la riorganizzazione delle Facoltà di Medicina, messe sotto pressione dal semestre-filtro per l’accesso ai corsi. Per l’Università di Cagliari, Mola ha proposto l’apertura di un terzo canale di studio per far fronte all’elevato numero di richieste. Entrambi i rettori hanno inoltre evidenziato le difficoltà degli studenti sardi nei test di ingresso: percentuali di superamento basse che, secondo Mola e Mariotti, riflettono carenze nella preparazione scolastica. Da qui la proposta di corsi preparatori già negli ultimi due anni delle scuole superiori.

Mola ha poi illustrato i dati dell’Ateneo cagliaritano, con iscrizioni stabili nonostante la concorrenza delle università telematiche e l’emigrazione studentesca verso la penisola. «Occorre aumentare l’offerta formativa per essere più attrattivi», ha detto, richiamando anche il tema dell’«emigrazione di ritorno», con un numero crescente di figli di emigrati che scelgono di studiare in Sardegna.

Mariotti ha invece posto l’accento sugli investimenti tecnologici, citando il laboratorio di simulazione chirurgica di Sassari, e sulla necessità di rivedere il funzionamento delle sedi decentrate di Nuoro e Olbia per garantire maggiore autonomia ed efficienza.

Sul fronte delle università decentrate, i rappresentanti di Nuoro, Oristano e Olbia hanno segnalato la riduzione delle risorse, che nel 2026 passano da 8 a 7 milioni di euro. «Non chiediamo fondi aggiuntivi, ma almeno la conferma dello stanziamento dello scorso anno», ha detto Sanna, chiedendo anche tempi certi nell’erogazione delle risorse. Al centro delle critiche l’assenza di una legge quadro che dia stabilità e certezza di diritto al sistema. «Senza una norma organica non possiamo programmare», ha ribadito Paglia, evidenziando anche la carenza di personale nella sede di Nuoro.

Nella seconda parte della seduta la Commissione ha ascoltato i rappresentanti del Terzo settore: Caritas, Fish Sardegna e Forum Terzo Settore.

Per la Caritas, don Marco Statzu e Raffaele Callia hanno denunciato gli effetti penalizzanti delle nuove modalità di ripartizione dei fondi regionali, che favoriscono i territori più popolosi a discapito delle realtà minori. Criticità anche nella gestione del Reis, ritenuto uno strumento fondamentale ma penalizzato da ritardi e finestre temporali troppo ristrette per la presentazione delle domande.

Il Forum del Terzo Settore, con Antonello Caria, ha chiesto maggiore tutela per i circa 20mila lavoratori della cooperazione sociale e stanziamenti continuativi per sanità e sociale. Al centro dell’intervento anche la necessità di rafforzare la gestione associata dei fondi, per evitare il rischio di perdere risorse, in particolare quelle del Pnrr. Elisabetta Casu ha infine richiamato l’attenzione sull’invecchiamento della popolazione sarda e sulla necessità di creare nuove forme di aggregazione e coabitazione per gli anziani.

Per Fish Sardegna, la responsabile Francesca Palmas ha difeso il sistema regionale di assistenza a disabili e non autosufficienti, definendolo «all’avanguardia» e sottolineando l’importanza di confermare una dotazione finanziaria che sfiora i 300 milioni di euro l’anno. Tra i nodi da sciogliere, però, restano gli aspetti contrattuali degli operatori dell’assistenza, con il rischio di riduzione delle ore di servizio.


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