
Confagricoltura Sardegna lancia un duro appello alla Regione sulla gestione dell’emergenza sanitaria che sta colpendo il comparto zootecnico.
Secondo l’associazione, il rifiuto della profilassi vaccinale da parte di alcune aziende continua a condizionare negativamente l’intero settore, bloccando la ripresa e aggravando una situazione già critica.
«È intollerabile – sottolineano da Confagricoltura – che comportamenti irresponsabili di pochi e l’assenza di decisioni chiare da parte della Regione lascino il comparto in una paralisi prolungata».
Una condizione che, secondo l’organizzazione agricola, sta producendo gravi danni economici a migliaia di allevatori che hanno rispettato le regole per superare l’emergenza nel minor tempo possibile.
Per questo Confagricoltura chiede un’immediata assunzione di responsabilità da parte della Regione, con l’adozione di misure coercitive nei confronti di chi rifiuta la vaccinazione, la tutela concreta delle aziende virtuose attraverso corsie preferenziali per la movimentazione degli animali e misure compensative adeguate.
L’associazione sollecita inoltre la definizione di tempi certi e verificabili per l’uscita della Sardegna dalla zona di vaccinazione II e un confronto immediato con il Ministero della Salute e con le istituzioni dell’Unione Europea, per evitare che l’Isola resti penalizzata oltre il necessario.
Il presidente e il direttore di Confagricoltura Sardegna, Taras e Monne, ritengono urgente negoziare una deroga per i territori dove non si è registrata la circolazione del virus, a condizione che, in un raggio di 50 chilometri dagli stabilimenti di origine dei capi, tutti i bovini siano stati vaccinati.
«Non siamo più disposti ad accettare – concludono – che la zootecnia regionale venga sacrificata per una gestione dell’emergenza priva di coraggio politico e di responsabilità. In assenza di interventi rapidi e risolutivi, attiveremo tutte le iniziative sindacali e istituzionali necessarie a tutela delle imprese agricole sarde».
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