
Si fa sempre più concreto lo svuotamento del carcere di Badu ’e Carros di Nuoro. Il Ministero della Giustizia ha disposto il trasferimento dei detenuti a causa di gravi criticità strutturali, in particolare del muro di cinta.
I trasferimenti, già avviati a ritmo sostenuto, riguardano sia detenuti comuni sia dell’alta sicurezza e stanno aggravando il sovraffollamento degli altri istituti sardi, come Uta e Bancali.
Ma sulla ristrutturazione dell’istituto si addensano nuove e più profonde preoccupazioni. Secondo voci insistenti e fonti ritenute affidabili, dopo i lavori il carcere potrebbe essere destinato esclusivamente a detenuti sottoposti al regime del 41 bis.
Un’ipotesi che il vescovo di Nuoro, Antonello Mura, ha definito pubblicamente «un colpo per la città e per il territorio», parlando del rischio di trasformare Nuoro in una «grande enclave» dell’alta sicurezza.
La prospettiva preoccupa il mondo del volontariato, della Chiesa e delle associazioni che negli anni hanno costruito all’interno di Badu ’e Carros percorsi di inclusione, dialogo e attenzione alla funzione rieducativa della pena. Un patrimonio che rischierebbe di andare perduto, sostituito da una visione del carcere come luogo di mera segregazione.
A pesare è anche il silenzio del Ministero, che alimenta incertezza e tensioni. Familiari e avvocati denunciano trasferimenti comunicati spesso all’ultimo momento, con forti ricadute sui legami affettivi e sulla continuità dei percorsi legali.
Il futuro di Badu ’e Carros resta dunque incerto.
La vicenda solleva interrogativi più ampi sulle politiche penitenziarie e sul ruolo delle comunità che, come Nuoro, hanno scelto negli anni di convivere con un carcere «umano», orientato non solo alla sicurezza ma anche al reinserimento sociale.
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
