
Migliaia di agricoltori sono scesi pacificamente in piazza a Bruxelles al grido di «Non è questa l’Europa che vogliamo», per denunciare la deriva autocratica della Commissione, che vuole togliere risorse alle imprese agricole e al cibo sano per finanziare i carri armati, minando così anche la salute dei cittadini consumatori.
«Non è l’Europa che vogliamo – ha ribadito ai microfoni di Radio Kalaritana, Battista Cualbu, presidente regionale di Coldiretti. «Siamo numerosi dalla Sardegna insieme alla delegazione della Coldiretti nazionale e altre organizzazioni agricole europee. Non si tratta solo di una mobilitazione italiana, ma di tutta Europa. Nel 1957, quando fu istituita l’Unione Europea con il Trattato di Roma, al centro c’era il cibo: gli agricoltori e gli allevatori producevano alimenti. Oggi quello spirito si sta perdendo, e non possiamo accettarlo».
«Nonostante molti parlamentari europei si siano detti contrari al fondo unico e ai tagli ai fondi per l’integrazione del reddito degli agricoltori – ha specificato Cualbu – nelle decisioni ufficiali è successo il contrario. La proposta prevede un taglio del 20%, che per l’Italia significa 1,2 miliardi di euro in meno all’anno. In sette anni si tratterebbe di oltre 9 miliardi. Inoltre, per la prima volta, l’agricoltura sarebbe inserita in un fondo unico, con il rischio che i fondi destinati agli agricoltori non arrivino più direttamente a chi lavora la terra».
«Per questo – ha detto ancora il Presidente – chiediamo di evitare i tagli al settore e di ridurre invece la burocrazia, perché oggi gli agricoltori e gli allevatori sono sommersi da scartoffie e schemi farraginosi. Vogliamo che i fondi vadano a chi vive veramente di agricoltura, riconoscendo dignità e ruolo a chi lavora ogni giorno nei campi e nelle aziende zootecniche.
C’è poi preoccupazione su ciò che potrebbe accadere in Sardegna. «Se i fondi venissero tagliati – ha evidenziato Cualbu – le aree più marginali e interne sarebbero le prime a subirne le conseguenze. L’agricoltura non è solo produzione di cibo: significa presidio del territorio e prevenzione dell’abbandono delle aree rurali. Non bastano slogan e proclami sulla sostenibilità se poi si tagliano i fondi che permettono di mantenere vive queste comunità».
Il messaggio è chiaro. «Siamo europeisti convinti – ha concluso il Presidente regionale – ma vogliamo tornare allo spirito del 1957, quando l’agricoltura era al centro della costruzione europea. Nei primi bilanci della Comunità, oltre il 40% dei fondi era destinato all’agricoltura; oggi, pur con 27 nazioni, siamo a malapena un terzo. Non possiamo accettare questo taglio progressivo, e vogliamo che la politica europea torni a sostenere concretamente gli agricoltori di tutta Europa, Sardegna compresa».
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