
Confronto tra mondo agricolo e quello politico, per capire meglio gli strumenti a disposizione e come migliorarli. Su questo si è incentrato il convegno «La gestione dei fondi Feasr ( Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale n.dr.)e Feaga (Fondo Europeo Agricolo di Garanzia n.d.r) in Sardegna – situazione attuale e prospettive», organizzato dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sardegna.
«Vogliamo stimolare sia la classe politica sia i colleghi agronomi – ha detto il Presidente regionale, Ettore Crobu, ai microfoni di Radio Kalaritana – verso un futuro meno difficile, o almeno più sostenibile. Negli ultimi anni, infatti, i bandi del Piano di Sviluppo Rurale hanno subito forti rallentamenti, per diversi motivi, tra cui anche la pandemia da Covid. Nell’ultima programmazione, ad esempio, c’è stato solo uno, uno e mezzo bando strutturale, che pure ha portato investimenti importanti nel settore agricolo.
Quali, secondo lei, i principali motivi di questi ritardi?
La burocrazia e la lentezza nella spesa dei fondi. Le aziende, se devono aspettare troppo per ricevere i soldi, rischiano di non poter investire come previsto. Prendiamo l’esempio delle macchine agricole: se l’iter dei bandi è troppo lungo, la tecnologia può diventare obsoleta nel frattempo.
Ci può spiegare le differenze tra i due principali strumenti europei per l’agricoltura, il Piano di Sviluppo Rurale e il complemento di sviluppo rurale?
Il Piano di Sviluppo Rurale rappresenta la programmazione storica in agricoltura. Il complemento di sviluppo rurale è una programmazione successiva che nasce con maggiore consapevolezza dell’importanza dell’agricoltura e dell’uomo. Serve a sostenere gli agricoltori, ma anche a rivisitare le problematiche ambientali legate ai cambiamenti climatici e a promuovere l’innovazione.
Un tema centrale sembra essere anche quello del ricambio generazionale.
C’è uno spopolamento costante delle aree rurali, e i giovani spesso lasciano il settore agricolo. Il complemento di sviluppo rurale mira anche a trattenere i giovani, incentivandoli a restare nelle campagne, perché rappresentano le “sentinelle” del territorio. Investire sui giovani non è quindi solo un sussidio: significa proteggere l’ambiente, prevenire il dissesto idrogeologico e ridurre i rischi di incendio.
Due quindi leve fondamentali per sostenere il comparto agricolo: strumenti più agili e sostegno ai giovani?
Esattamente. Da un lato dobbiamo semplificare l’accesso ai fondi e rendere più veloci le procedure; dall’altro, occorre garantire che i giovani possano intraprendere attività agricole e contribuire alla gestione del territorio. Solo così possiamo tutelare le campagne e l’ambiente.
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