Il punto

Chiusura Giubileo, la luce del Natale guida la Chiesa in cammino L’Anno Santo si consegna alla memoria viva della Chiesa, tra pellegrinaggi, speranza e gesti concreti

L’arcivescovo Baturi impartisce ai fedeli la benedizione con la croce giubilare realizzata da alcuni detenuti del carcere di Uta (foto Carla Picciau)

La chiusura del Giubileo diocesano non segna una conclusione, ma chiede uno sguardo più profondo. Come accade nel mistero del Natale, quando la luce non abbaglia ma illumina, anche l’Anno Santo si consegna ora alla memoria viva della Chiesa. Una memoria che, come ricorda il prefazio di Natale, nasce dal fatto che «nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore». Una luce concreta, storica, affidata a volti e gesti, come quella che Giuseppe e Maria hanno imparato a riconoscere nel bambino di Betlemme.

Durante la celebrazione di chiusura dell’Anno Santo in Diocesi, l’Arcivescovo lo ha ricordato con chiarezza: il mistero di Dio non resta astratto, ma «ha il volto di un bambino». È questa la chiave anche del Giubileo appena vissuto: Dio si lascia incontrare nella concretezza della storia, nei passi di chi cammina, nelle mani che si tendono, nelle lacrime che trovano consolazione. Per questo, come Maria, siamo chiamati a «custodire tutte queste cose, meditandole nel cuore» (Lc 2,19), per non disperdere il senso di un tempo di grazia che ha attraversato profondamente la nostra Chiesa. Tre sono le grandi tracce che l’Arcivescovo ha indicato come dono da riconoscere con gratitudine. Anzitutto i pellegrinaggi: comunitari e personali, segnati talvolta dalla fatica, ma sempre animati dalla speranza. Essi hanno reso visibile una Chiesa in cammino, «conquistata dalla speranza di Cristo», capace di mettersi insieme verso di Lui e verso l’uomo.

Il testo completo domani in edicola su Kalaritana Avvenire


Scopri di più da Kalaritana Media

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.