CARCERE

Sardegna, difficoltà per le carceri Secondo l'associazione SDR 2025 aumentano i detenuti al 41bis e il sovraffollamento cresce, con carenze di personale e problemi per familiari e operatori penitenziari

(foto https://www.repubblica.it)

Il 2025 è stato un anno critico per le carceri sarde. La situazione si è aggravata con un aumento significativo dei detenuti al 41bis: a Sassari-Bancali sono presenti 92 ristretti in questo regime, a cui presto si aggiungeranno altri 92 a Cagliari-Uta. Così la Sardegna raggiungerà il massimo numero di detenuti in massima sicurezza in Italia, superando le “Costarelle” dell’Aquila, dove si trovano attualmente circa 160 uomini e 12 donne al 41bis. Il numero potrebbe aumentare ulteriormente di 15-20 unità con il completamento della sezione di Badu ‘e Carros, destinata alla massima sicurezza, e il nuovo carcere duro di Nuoro potrebbe accogliere nei prossimi mesi altri 40 ristretti, tutti sotto stretto controllo del Gruppo Operativo Mobile.

Il resoconto annuale curato dall’associazione Socialismo Diritti Riforme, presieduta da Maria Grazia Caligaris, non lascia spazio all’ottimismo per il 2026.

“Il sistema penitenziario sardo – osserva Caligaris – mostra ancora molte criticità: 2.583 detenuti per 2.374 posti disponibili. La presenza massiccia di detenuti dell’Alta Sicurezza, circa 600 distribuiti in cinque Istituti, e di stranieri, oltre 760, rende particolarmente complessa la gestione. Con l’arrivo del nuovo Provveditore regionale, Antonio Arena, e dei nuovi responsabili degli Istituti Penitenziari ci eravamo illusi che ci sarebbe stata una svolta, ma dobbiamo registrare un arretramento. Il Ministero centralizza sempre più poteri, accentuando le difficoltà locali. L’isola soffre di una carenza cronica di personale: circa 200 agenti penitenziari in meno (50 solo a Cagliari-Uta) e 60 amministrativi, indispensabili per garantire il funzionamento degli Istituti, il lavoro dei funzionari giuridici-pedagogici e i progetti di reinserimento sociale”.

I dati confermano la gravità della situazione: a Nuoro ci sono 39 detenuti, a Cagliari-Uta 738 (32 donne) per 561 posti, a Sassari-Bancali 578 (23 donne) per 458 posti oltre ai 92 detenuti al 41bis. Situazioni critiche si registrano anche a Tempio-Nuchis (193 per 163), Alghero (165 per 156), Massama-Oristano (296 per 264), Arbus (138 per 126), Lanusei (39 per 33) e Isili (129 per 107). Solo a Mamone la capienza coincide con i detenuti: 209 per 209 posti.

Non va trascurata la questione sanitaria: la Sanità Penitenziaria, pur gestita con dedizione dagli operatori, fatica a rispondere ai bisogni dei detenuti. A soffrire sono anche i familiari, che incontrano difficoltà nei colloqui e nel conoscere le condizioni reali dei propri cari.

“Non bastano gli allarmi più o meno rumorosi – conclude Caligaris –. È necessario che il mondo politico isolano si faccia carico dei problemi, effettui visite costanti nei Penitenziari e riconosca la dignità di tutte le figure professionali. Solo così chi sconta la pena in modo adeguato potrà reinserirsi nella società come persona migliore”.


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