
La-vedova-scaltra (ph. A. Calvano)
Caterina Murino veste i panni dei Rosaura, La Vedova Scaltra di Carlo Goldoni, in scena al teatro Massimo fino a domenica. «Rosaura – esordisce l’attrice sarda – è una donna padrona del proprio destino. È così che io la vedo. Dopo l’amore con il vecchio marito tisico, finalmente può scegliere della sua vita, del suo futuro, e può anche aiutare la sua serva. È una donna libera, consapevole, autonoma».
Un personaggio scritto nel 1748 che sembra parlare al presente.
Purtroppo sì. Avrei voluto che non fosse così moderno, perché questo significa che nel 2026 le donne sono ancora costrette a lottare per la propria indipendenza. Ancora oggi leggiamo di femminicidi, di donne che vengono uccise solo perché dichiarano di voler tornare libere. Goldoni nel 1748 auspicava e sosteneva con forza la libertà della donna, in tutte le sue opere.
Rosaura è un personaggio reale o simbolico?
Non sapremo mai se sia esistita davvero o se Goldoni si sia ispirato a qualcuno. Ma è evidente che rappresenta ciò che lui avrebbe voluto per le donne del suo tempo: la possibilità di rivendicare la propria libertà.
Un aspetto centrale è la capacità di Rosaura di tenere testa a quattro spasimanti.
Esatto. È scaltrissima, come dice il titolo. È intelligente, ingenua, ragazza e donna matura insieme. Superficiale e profonda, altruista e lucida. È un vero caleidoscopio di colori, è Venezia stessa. Si maschera per smascherare i suoi pretendenti e capire se il loro amore è autentico o solo un fuoco di paglia.
Il testo segna anche un passaggio importante nella storia del teatro.
Sì, è la prima opera in cui Goldoni abbandona definitivamente le maschere della commedia dell’arte. I personaggi acquistano una psicologia, una profondità nuova. Ed è fondamentale che questo passaggio avvenga attraverso una figura femminile.
Una scelta rivoluzionaria per l’epoca.
Assolutamente. In un periodo in cui la donna era vista spesso come oggetto, Goldoni la mette al centro. Era un grande amante della donna intesa come essere umano, dotato di forza, intelligenza e autonomia. Le sue protagoniste rivendicano sempre la libertà.
Lei è sarda: ritrova questa forza femminile anche nella sua terra?
Sì. La Sardegna è una terra femmina, madre. Qui il matriarcato è sempre esistito, ma in modo intelligente: non schiaccia l’uomo, ma afferma la donna. È una donna che tiene insieme la famiglia, che organizza, che amministra, senza annullare l’altro.
Che idea di femminismo sente più vicina?
Non un femminismo di contrapposizione. Io sogno un mondo in cui donna e uomo siano sullo stesso piano, equilibrati, complementari, come la natura ci ha creati. Ed è un messaggio che Rosaura, ancora oggi, ci consegna con grande forza.
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