Oltre le mura del carcere, una seconda possibilità Don Paolo Ena, cappellano dell’IPM di Quartucciu, racconta una missione educativa fatta di ascolto, speranza e fiducia nei ragazzi

Cosa significa avere una seconda possibilità? È possibile poter vedere una vita al di fuori delle mura di un carcere?

Don Paolo Ena è una “vocazione adulta”, sacerdote da nove anni, collaboratore della parrocchia di Sant’Elena a Quartu e cappellano dell’IPM (Istituto Penale Minorile) di Quartucciu. Già professore di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico “Antonio Pacinotti” di Cagliari, esprime una forte vocazione-missione educativa. «Vado lì perché voglio bene ai ragazzi e perché loro hanno bisogno di sentirsi voluti bene. Quasi tutti provengono da situazioni molto difficili a livello familiare e ambientale. Sono ragazzi vittime specialmente degli adulti». Per un giovane che vive già in contesti deviati e devianti è difficile crescere in maniera sana, e spesso è segnato da contesti educativi molto poveri. Ma allo stesso tempo «sono dei ragazzi che ti danno tutto se tu sei capace di amarli oltre i reati compiuti», afferma don Paolo.

Ma cosa trova un giovane dopo aver commesso dei reati, nel mondo esterno? Niente, lo stigma sociale schiaccia questi giovani: «io li definisco ragazzi che hanno fatto soffrire e che soffrono. Hanno dei vuoti colmati dalle loro fragilità. Hanno bisogno di amore, quello che non hanno avuto oppure ricevuto in maniera malata».

Allora qual è il compito del cappellano? Portare speranza, amore, misericordia, incoraggiamento, come fa il Signore con noi, per ricordarci che non tutto è perduto per delle scelte sbagliate. Da questo poi germogliano i semi sparsi, come quello di un ragazzo diciasettenne che si è avvicinato alla preghiera e alla vita di fede, proprio lì dove sembra che ci sia il deserto.

Afferma don Paolo che la missione è «aiutare i ragazzi a vedere il bene che c’è dentro di loro», un bene che superi anche le mura del carcere.

Sostenere i sacerdoti significa rendere possibile una presenza quotidiana di ascolto, accompagnamento e speranza, anche nei luoghi dove sembra più difficile immaginare un futuro diverso. Per questo è possibile contribuire attraverso le offerte deducibili destinate alla Chiesa cattolica, informandosi sulle modalità di donazione e sui progetti sostenuti visitando il sito www.unitineldono.it.

Un piccolo gesto può diventare parte di un cammino più grande, capace di aprire spiragli di luce anche oltre le mura di un carcere.

di Alessandro Mereu


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