L'intervista

Il rischio è di normalizzare la marginalizzazione delle persone detenute Parla Irene Testa, Garante regionale per le persone private della libertà personale

Il futuro per il sistema carcerario in Sardegna appare poco chiaro. Denunce, botta e risposta sul piano politico e lecite domande della società civile si sono succedute negli ultimi mesi in cui l’arrivo nell’Isola di nuovi detenuti sottoposti al regime di 41-bis è divenuto tema su cui dibattere e riflettere.

Nel frattempo, è però un presente complesso a scandire la quotidianità dei detenuti e di chi lavora dentro le carceri isolane.

Un presente in cui si rischia di normalizzare la marginalizzazione delle persone che invece, un giorno, dovrebbero tornare a riassaporare la libertà dopo aver scontato la pena per i propri errori.

«Credo che la Sardegna rispecchi un po’ quello che succede a livello nazionale – afferma Irene Testa, Garante regionale per le persone private della libertà personale – Abbiamo una situazione che è arrivata a un punto di non ritorno: le carceri rischiano di implodere. All’interno degli istituti, dove ormai si trova ogni diversa situazione, vengono stipate vite umane senza più badare né al diritto né agli spazi che la normativa prevede». Un quadro generale in cui il sistema va in apnea, rischiando di allontanarsi dai suoi obiettivi principali e di avvicinarsi all’errore. Tanto da essere richiamata dalle istituzioni.

L’intervista completa di Matteo Cardia sull’edizione di domani di Kalaritana Avvenire.


Scopri di più da Kalaritana Media

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.