
Il nuovo numero di Kalaritana Avvenire affronta alcune delle questioni più rilevanti del presente, intrecciando attenzione alla persona, responsabilità istituzionale e proposta culturale. I contributi centrali accompagnano il lettore in un percorso che va dalla tutela dei diritti alla riflessione teologica, dalle fragilità sociali alla forza del teatro e del patrimonio culturale.
Il sistema carcerario in Sardegna, tra emergenze e diritti
Ad aprire il numero è l’approfondimento sulla situazione delle carceri in Sardegna, segnate da sovraffollamento, carenza di spazi e difficoltà strutturali. La garante regionale delle persone private della libertà, Irene Testa, lancia un allarme chiaro: gli istituti rischiano di implodere se non si interviene con una visione che rimetta al centro la dignità della persona detenuta. Il tema del possibile trasferimento di detenuti al regime di 41-bis riapre inoltre il dibattito sul rapporto tra Sardegna e Stato e sul futuro dell’Isola.
Tornare al fondamento della fede per trasmetterne la gioia
Il secondo contributo centrale è dedicato al percorso di riflessione teologica promosso dalla Diocesi di Cagliari in occasione dei 1700 anni del Concilio di Nicea. Un cammino rivolto a clero e laici per riscoprire il cuore della fede cristiana e rileggere la testimonianza ecclesiale alla luce delle sfide del nostro tempo. Al centro, la gioia del Vangelo come fondamento vivo della missione della Chiesa oggi.
La carità come struttura della vita ecclesiale
Il terzo tema centrale mette a fuoco il mondo vincenziano, riunito a Cagliari per un momento di confronto e rilancio del proprio carisma. La carità emerge non come gesto individuale, ma come dimensione comunitaria e organizzata, capace di leggere i segni dei tempi e di rispondere alle nuove povertà. L’eredità di san Vincenzo de’ Paoli e del beato Federico Ozanam continua a ispirare un impegno che tiene insieme fede, giustizia sociale e prossimità concreta.
Teatro e patrimonio culturale come spazio di libertà
Chiude il numero il racconto della cultura come luogo di dialogo e di coscienza civile. Da un lato, Caterina Murino porta in scena al Teatro Massimo La vedova scaltra di Goldoni, dando voce a una figura femminile libera e sorprendentemente attuale. Dall’altro, l’impegno di Alghero nella tutela delle Domus de Janas, patrimonio Unesco, mostra come la valorizzazione della storia e dell’archeologia possa diventare responsabilità collettiva e opportunità di sviluppo sostenibile.
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