SEMINARIO

Il mondo vincenziano fa il punto sulla carità Ieri mattina in città l’incontro dei volontari sul tema "In ascolto di san Vincenzo per una carità condivisa"

(foto facebook missionari vincenziani in Italia)

“In ascolto di san Vincenzo per una carità condivisa” è il tema dell’annuale appuntamento che ieri ha riunito centinaia di gruppi del volontariato vincenziano nella casa «Mater nostra» a Cagliari in via dei Falconi 10.

Un incontro – insieme ritiro spirituale, convegno, seminario di approfondimento – «tagliando» di messa a punto del carisma della famiglia vincenziana che in Sardegna si allarga alle Conferenze di san Vincenzo fondate dal beato Federico Ozanam, ai missionari di san Vincenzo de’ Paoli, alle suore del Getsemani fondate da padre Manzella, alle suore di carità di santa Giovanna Antida. Laici e religiosi che, insieme con le suore della congregazione delle Figlie della Carità, in Sardegna da 170 anni, si collocano nella prima linea della solidarietà. «La continua e preziosa preoccupazione, con spirito evangelico, di san Vincenzo verso i poveri – dice Linda Migliaccio, presidente dei gruppi di volontaria- to vincenziano della diocesi di Cagliari – partiva dall’entrare in relazione con loro attraverso il dialogo, che si esplicava essenzialmente in una benevola disponibilità. La relazione per lui significava in- contro con il fratello bisognoso di cure e di attenzione. Per raggiungere tali obiettivi san Vincenzo fece in modo di coinvolgere coloro che a quel tempo, in quella società, contavano di più».

San Vincenzo de’ Paoli è stato definito «l’iniziatore del senso sociale nella Chiesa». «Quindi non solo apostolo della carità ma – dice il relatore del convegno, padre Salvatore Fari – profeta di una nuova visione della società, dove la carità non è solo gesto individua- le, ma struttura comunitaria, sistema solidale, cuore della missione della Chiesa. Profeta capace di leggere i segni dei tempi e di rispondere alle emergenze del suo tempo con un amore organizzato e una carità incarnata quindi nel- le strutture sociali».

Per san Vincenzo, come per gli altri grandi santi, «non si è trattato di iniziare qualcosa che non c’era, ma rivitalizzare l’avvenimento di Cristo e dello Spirito presente nel cuore dei battezzati e nella storia. «Cioè raccogliere – dice padre Giuseppe Crobu, della comunità missionaria di Cagliari – l’insegnamento evangelico di vedere Cristo nel po- vero e di sottrarlo ad una visione spiritualistica e lo ha messo sotto

il primato della carità attiva. San Vincenzo amò i poveri facendo del- la povertà l’oggetto della carità. Nella carità attiva, non attivistica, egli coinvolse tutto il mondo umano ed ecclesiale che aveva attorno. Dal cuore di Vincenzo de’ Paoli, che aveva dentro il cuore di Cristo Salvatore, è fiorita un’indescrivibile attività di bene per ogni persona». Il nucleo iniziale è stata la parrocchia. «Da qui anche oggi – spiega padre Franco Rana, superiore della Comunità missionaria di Cagliari – si deve ripartire: evangelizzare i parrocchiani a un culto vero e coerente, a una fede efficace nella vita, a una presa di coscienza che la comunità cristiana non si esaurisce nella predicazione e nell’eucaristia, ma rischia di essere sterile se non si manifesta nella carità».

di Mario Girau

(articolo pubblicato su Kalaritana Avvenire)

 

 


Scopri di più da Kalaritana Media

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.