
Sissi (Ph. Gianmarco Chieregato)
Non la principessa delle fiabe né l’icona patinata del cinema, ma una donna inquieta, fragile e indomabile.
È questo il ritratto di Elisabetta d’Austria che emerge da Sissi l’Imperatrice, la nuova produzione teatrale con testo e regia di Roberto Cavosi, in scena nei teatri sardi sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC Sardegna.
Lo spettacolo, interpretato da Federica Luna Vincenti e arricchito dalle voci di Marco Manca, Claudia A. Marsicano, Miana Merisi e Maria Giulia Scarcella, è un racconto per quadri che attraversa la vita, i pensieri e le emozioni di una sovrana prigioniera del proprio ruolo.
Le scene prendono forma grazie ai costumi di Paola Marchesin, al disegno luci di Gerardo Buzzanca e alle musiche di OraGravity, in una produzione Goldenart Production in coproduzione con il Teatro Stabile di Bolzano e il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
La tournée toccherà domani, giovedì 22 gennaio, il Teatro del Carmine di Tempio Pausania, venerdì 23 gennaio il Cine/Teatro di Olbia, sabato 24 gennaio il Teatro «Tonio Dei» di Lanusei e domenica 25 gennaio il Teatro «Antonio Garau» di Oristano.
Ispirata all’esistenza tormentata della principessa bavarese, moglie dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo-Lorena, la pièce restituisce il ritratto di una donna sensibile e anticonformista, amante della poesia e della bellezza, insofferente alle rigide regole della corte viennese e spesso in conflitto con l’arciduchessa Sofia.
Una «anima gentile chiusa in gabbia», segnata da profonde tragedie familiari – dalla morte della figlia Sofia al suicidio del figlio Rodolfo – e da un dolore che si trasforma in consapevolezza e ribellione.
Cavosi indaga una Sissi meno conosciuta, lontana dall’immagine solare e romantica, una donna in eterno lutto ma attenta alle questioni sociali, sensibile alle sofferenze delle minoranze e ai soprusi del proletariato. «Un’anima fortissima e debolissima al tempo stesso», come la definisce il regista, capace di trasformare la sofferenza in energia sovversiva e il disagio in pensiero modernissimo.
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