
Dal 18 e sino al 25 gennaio si è svolge, come di consueto, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. I testi per la preghiera e per l’approfondimento teologico sono stati affidati alla Chiesa Apostolica Armena, espressione di una comunità che ha conosciuto profondamente la sofferenza: dal tentativo di genocidio agli inizi del Novecento fino alle prove più recenti, segnate da persecuzioni, guerra e dolore. Il versetto che ha accompagnato questa settimana – «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati» (Ef 4,4) – è stato il filo conduttore delle preghiere e delle riflessioni.
Un cammino che a Cagliari si è aperto con un significativo momento ecumenico nella chiesa del Santo Sepolcro. Questo versetto ci aiuta a comprendere che l’unità in un solo corpo e in un solo Spirito è anzitutto il disegno di Dio, al quale siamo chiamati a rispondere. L’unità non è prima di tutto il frutto della nostra volontà o delle nostre capacità, ma il frutto bello dell’abbandono fiducioso a Dio, che ci vuole uniti in un solo corpo. L’unità dei cristiani appartiene al cuore di Dio, alla sua intenzione più profonda.
Lo comprendiamo anche guardando alla vita e alla missione di Gesù Cristo: prima di morire, Egli prega il Padre perché i suoi discepoli siano una cosa sola, come Lui e il Padre sono una cosa sola, perché il mondo creda. L’unità nasce dunque da una risposta originaria a Dio ed è intimamente legata alla speranza alla quale siamo stati chiamati. Siamo uniti nella speranza, perché l’unità è parte della promessa di Cristo. Quando manca questa speranza, quando non ci si fida più del progetto di Dio, nascono la divisione e la frammentazione. L’unità è allora unità nell’origine e unità nel compimento. Ma questa unità ha anche un compito: è testimonianza per il mondo. Convince nella misura in cui diventa un abbraccio offerto a tutti, una compagnia aperta verso ogni uomo e ogni donna in ricerca.
Non è un’unità che si costruisce chiudendo le porte, ma aprendole, offrendo amicizia a chi cerca la verità, il senso della vita, la felicità in un amore sincero. Pregare per l’unità significa anche riconoscerci mendicanti: non autosufficienti, non capaci di raggiungere da soli quella pienezza che può solo esserci donata. L’unità comincia già in questa comune mendicanza, perché solo un’unità donata può far risplendere il volto di Dio. È un’unità che è amore: un amore che salva le differenze, le valorizza, impedisce la frammentarietà ma anche la violenza dell’uniformità. Un solo corpo non significa uniformità: le membra sono diverse, diverse le funzioni e gli sguardi, ma tutti uniti alla stessa radice. Come il Papa continua a ricordarci, nell’Uno siamo chiamati a essere una cosa sola.
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