
Prevenzione. È la parola che è diventata la più importante per una Sardegna colpita nella maggior parte del suo territorio dal ciclone Harry tra lunedì 19, martedì 20 e mercoledì 21 gennaio.
Tre giorni in cui l’impegno degli organi regionali e comunali è stato di fondamentale importanza per evitare di mettere in pericolo le vite dei cittadini isolani.
Non una banalità per una terra che ha conosciuto nel passato remoto e recente cosa possa significare l’imprevedibilità di un fenomeno atmosferico, seppur atteso nella sua gravità.
Tuttavia, il ciclone ha lasciato le sue tracce evidenti in gran parte del territorio isolano, dal Cagliaritano alla Gallura, passando per l’Ogliastra e il Nuorese, tanto da costringere la Regione a dichiarare lo stato di emergenza sino al 22 gennaio 2027.
Una situazione per cui sarà ora necessario costruire delle risposte, sia nel breve che nel lungo periodo.
«I danni sono ingentissimi, parliamo di milioni di euro, ed è fondamentale prendersi il tempo necessario per misurarli correttamente, così da poterli ristorare in modo adeguato».
Così la presidente della Regione Alessandra Todde ha parlato dopo il sopralluogo al Poetto di Cagliari nella giornata di giovedì 22, accompagnata dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale, Fabio Ciciliano, dall’assessora regionale dell’Ambiente Rosanna Laconi e dal sindaco di Cagliari Massimo Zedda.
Proprio il capoluogo è stato uno dei centri più colpiti, con l’acqua che ha invaso viale Poetto e provocato danni ingenti alle diverse attività del lungomare, oltre che alle strutture del porticciolo di Marina Piccola.
«Il Comune – afferma Carlo Serra, assessore del Comune di Cagliari allo Sviluppo economico e ai Settori produttivi – sta valutando insieme alle attività l’entità dei danni. Noi saremo certamente presenti in questo periodo. Dovrà essere una valutazione rapida in vista della stagione estiva. Il tempo a disposizione per risistemare il tutto non è tanto. Ma dovremo aspettare di vedere come si muoverà anche lo Stato in questa situazione. La cosa più importante però – conclude Serra – è che la macchina della prevenzione ha funzionato perché i danni alle cose sono ingenti, ma si ricostruiscono».
La chiave per affrontare le difficoltà potrebbe essere ancora la collaborazione tra i vari livelli istituzionali, ancor di più per quei comuni che hanno la responsabilità su aree vaste.
«Gli incontri continui organizzati dall’assessorato all’Ambiente insieme a tutta la struttura della Protezione civile regionale – spiega Maria Barbara Pusceddu, sindaca di Sinnai, comune tra i più colpiti – sono stati fondamentali. Sinnai ha un territorio vastissimo, oltre 223 km quadrati, con zone sia montane che costiere come Solanas, che abbiamo monitorato insieme alla nostra Protezione civile. Inizieremo con un lavoro di manutenzione momentanea per poi lavorare in maniera strutturale. Si valuterà quanto le amministrazioni potranno fare, per cercare soprattutto di mettere in sicurezza la viabilità. Sarà un lavoro di squadra – conclude Pusceddu – soprattutto con la Regione e la Città Metropolitana di Cagliari».
Il dialogo non è stato fondamentale solo tra le istituzioni, ma anche tra la politica locale e le comunità. Con un rapporto che si è fatto ancor più stretto nelle ore più complesse, quando su gran parte della Sardegna in poco più di quarantotto ore è caduto il quantitativo di pioggia di circa quattro mesi e le coste sono state sferzate da venti che hanno toccato i 120 km/h.
«Il ciclone Harry – sottolinea il sindaco di Bitti e presidente della Provincia di Nuoro Giuseppe Ciccolini – non ha solo segnato una presa di coscienza delle amministrazioni locali e regionali, ma anche una maggiore consapevolezza delle comunità che hanno accettato senza scetticismo le prescrizioni adottate nei giorni precedenti, dimostrando che si può essere prudenti e che si possono seguire le indicazioni. Purtroppo le esperienze del passato ci hanno fatto vedere quali possono essere le conseguenze di fenomeni come quello osservato. Il raccordo tra istituzioni tra le istituzioni – conclude Ciccolini – di ogni livello ha permesso di dare vita a una grande prova di maturità della nostra regione».
Messa da parte la necessità di mettere al primo posto la sicurezza, l’impellenza è ora divenuta quella di risolvere le problematiche che sono conseguite dall’emergenza, a partire dalla viabilità, come dimostra il caso della Statale 195.
Un quadro in cui le amministrazioni locali si attendono una nuova mano d’aiuto per rispondere alle proprie responsabilità.
«Ci sono delle regole e delle norme nazionali e regionali che garantiscono chiarezza – spiega Ignazio Locci, sindaco di Sant’Antioco e presidente del Consiglio delle Autonomie Locali – sulle modalità di azione. Certo è che il tutto dovrà essere riempito di contenuti e il punto di caduta sono risorse sufficienti a rispondere alle immediate esigenze. In ogni caso i sindaci si aspettano che il Governo non lasci indietro la Sardegna, così come la Sicilia e la Calabria».
Matteo Cardia – «Kalaritana Avvenire» – Domenica 25 gennaio 2026
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