Teatro

«La Zona Grigia»: Roberta Locci rilegge la «banalità del male» Domani e mercoledì 28 gennaio al Teatro Massimo di Cagliari

Una riflessione sulla «banalità del male» e sui compromessi con il potere è al centro de La Zona Grigia, spettacolo con drammaturgia e regia di Roberta Locci, produzione del Teatro Actores Alidos, in scena domani, martedì 27, e mercoledì 28 gennaio alle 11.30 al Teatro Massimo di Cagliari, nell’ambito della Stagione di Teatro Ragazzi 2025-2026 organizzata dal CeDAC Sardegna. Sul palco Michela Cogotti Valera, Stefano Cancellu e la stessa Roberta Locci.

Lo spettacolo, ispirato alle figure dei kapò descritte da Primo Levi ne I sommersi e i salvati e alle riflessioni di Hannah Arendt sul processo ad Adolf Eichmann, affronta il tema della responsabilità individuale e dell’ambiguità morale di chi, più o meno consapevolmente, collabora con il potere trasformandosi da vittima in carnefice.

In occasione della Giornata della Memoria, il duplice appuntamento è rivolto alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie, per ricordare la Shoah e interrogarsi sulle discriminazioni, le persecuzioni, le deportazioni e l’orrore dei lager, ma anche sui limiti dell’agire umano e sulla capacità di distinguere il bene dal male.

Il titolo richiama la “zona grigia” evocata da Primo Levi: quello spazio di compromesso in cui la coercizione del potere centrale spinge individui ordinari a rinunciare alla propria dignità per ottenere privilegi e sopravvivere, replicando nel lager dinamiche sociali e di classe fondate sul principio del divide et impera.

Alle riflessioni di Levi si affiancano quelle di Hannah Arendt, che nella sua analisi di Eichmann individua nella mancanza di pensiero critico, nell’obbedienza e nel conformismo gli elementi chiave della macchina del male.

«Ognuno di noi – spiega Roberta Locci – ha esperienza della “zona grigia”, che ne sia consapevole o meno.  Il male si diffonde in modo banale e superficiale, ponendo interrogativi dai quali non è possibile estraniarsi, soprattutto nel nostro tempo».


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