L'indagine

Skipper morto a Portisco, l’autopsia conferma l’inalazione di gas Giovanni Marchionni avrebbe respirato acido solfidrico a bordo dello yacht. Ora decide la Procura tra silenzi e interrogativi

Arrivano gli esiti degli esami disposti per fare luce sulla morte di Giovanni Marchionni, lo skipper campano di 21 anni trovato senza vita la mattina dell’8 agosto scorso a bordo di uno yacht ormeggiato nel porto di Portisco. Un responso atteso da familiari e amici del giovane, dai legali dei genitori – gli avvocati Gabriele Satta e Maurizio Capozzo – e anche dal sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, che fin da subito avevano chiesto un’indagine approfondita e una consulenza tecnica accurata.

Secondo quanto comunicato dal medico legale alla pubblico ministero Milena Aucone, la causa del decesso sarebbe riconducibile all’inalazione di acido solfidrico mentre il giovane dormiva in uno spazio angusto dell’imbarcazione sulla quale lavorava. Gli esami istologico e tossicologico hanno infatti confermato la presenza nel corpo della vittima di tracce del gas altamente tossico e asfissiante.

L’ipotesi, già avanzata dai difensori della famiglia Marchionni, è che l’acido solfidrico si sia sprigionato in seguito a fenomeni di ebollizione o surriscaldamento dell’acido solforico contenuto nelle batterie al piombo presenti a bordo dello yacht. A rafforzare questo scenario contribuiscono anche le testimonianze raccolte dagli investigatori: diverse persone hanno riferito di un forte odore di uova marce, percepito per ore lungo il pontile del porticciolo olbiese, un elemento pienamente compatibile con la presenza del gas letale.

Ora la vicenda passa al vaglio della magistratura, chiamata a valutare eventuali responsabilità. Resta però un’ombra pesante sulla fase iniziale delle indagini: il decesso non sarebbe stato segnalato agli ispettori del lavoro dello Spresal della Asl di Olbia, un passaggio decisivo soprattutto quando si tratta di una possibile morte avvenuta in ambito lavorativo.


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