Testimonianze

La collaborazione missionaria ci rende fratelli nella fede e parte di un’unica umanità Dalle missioni di Mbeya e Pawaga in Tanzania il racconto di padre Gian Paolo Uras

I volti dalla Missione

Pubblichiamo la testimonianza di padre Gian Paolo Uras, direttore del Centro missionario diocesano, che si trova nelle missioni in Tanzania.

Dalla zona di Mbeya , a circa 1.700 metri di altitudine, siamo scesi verso Iringa (1.600 metri), un’altra provincia, per poi arrivare ad una zona di savana, scendendo fino a 500 metri sul livello del mare , nell’area di Pawaga, nella diocesi di Iringa.

Cambia il panorama, cambiano le problematiche, ma la gente, con la sua bellezza, la sua simpatia e la sua grande voglia di vivere e di lavorare, rimane sempre portatrice di speranza e di gioia.

Incontriamo un popolo di grandi lavoratori: ogni piccolo pezzo di terra viene coltivato, approfittando del fatto che, essendo nella stagione delle piogge, l’acqua è una grande benedizione.

Anche gli spazi più ridotti sono utilizzati per coltivare un po’ di mais, qualche fagiolo o patate.

La strada verso Pawaga, a tratti sabbiosa e a tratti sassosa, con cunette e discese, si percorre a circa 30–40 km/h, ma grazie a Dio è in buone condizioni. Lungo il tragitto tutti si salutano e si rispettano, le macchine si fanno spazio a vicenda con grande gentilezza.

Dopo quattro o cinque ore di viaggio siamo arrivati a Pawaga, al centro pastorale dove don Carlo Rotonfo, originario della diocesi di Cagliari, vive e collabora come viceparroco con un sacerdote africano, don Luca, originario del Kenya e appartenente ai Missionari della Consolata, presente in questa vallata dal 1939.

Don Carlo racconta che questo suo servizio come viceparroco accanto a un sacerdote africano è davvero «un’esperienza nell’esperienza».

Uno stile di collaborazione che ci edifica e ci aiuta a lodare Dio, che ci rende fratelli nella fede e parte di un’unica umanità, nonostante proveniamo da continenti diversi e abbiamo un diverso colore della pelle.

Abbiamo visitato la chiesa e le opere legate alla missione: il dispensario, l’asilo, la nuova maternità appena ultimata (grazie all’aiuto di Admis associazione della nostra diocesi) e molte altre realtà.

Tra queste, anche un piccolo stadio, frutto della passione senza misura di don Carlo per il calcio: un luogo che è diventato centro di aggregazione per giovani cattolici, ma anche musulmani, protestanti e animisti. Tutti si ritrovano insieme in una bella convivialità creata dallo sport.

Abbiamo fatto il giro degli ammalati: un vero bagno di umanità e di dignità nonostante situazioni di grande povertà materiale, che però non impedisce la gioia nella fede di incontrare il Signore nel sacramento dell’Eucaristia.

I bambini ci sono sempre attorno, con la loro simpatia e allegria…qualcuno scappa nel vedere con sguardi meravigliati e a volte impauriti i «Muzungu» (bianchi!).

Siamo in attesa dell’arrivo dei quattro giovani seminaristi, per accoglierli e benedirli in questa esperienza missionaria che crediamo sarà per loro una vera Grazia.

Vi abbraccio e vi saluto con tanta gioia.

Padre Gian Paolo


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