
Don Marco Lai celebra la Messa con i volontari Caritas
Ieri, presso l’Asilo della Marina a Cagliari, si è svolta la Festa della Beata Suor Giuseppina Nicoli. La mattina si è tenuta la Messa con le Suore Vincenziane, presieduta da Padre Simone Farci, dell’Ordine dei Frati Minori e rettore della Chiesa di Santa Rosalia. Nel pomeriggio, la Messa è stata celebrata con i volontari e gli operatori della Caritas diocesana e della Consulta degli Organismi Socio-Assistenziali di Carità e Promozione Umana, presieduta da don Marco Lai, direttore della Caritas e parroco di Sant’Eulalia. Don Lai ha ricordato la figura della Beata Nicoli, la cui vita è stata segnata dall’attenzione ai più fragili. Le sue spoglie, traslate anni dopo la morte nel cuore del quartiere più povero della città, rappresentano un simbolo di carità concreta e impegno sociale.
Don Lai ha sottolineato come lo sguardo di Dio si rivolga proprio a chi è nel bisogno, a differenza dei potenti, spesso indifferenti alla povertà. «Tornare qui ogni anno – ha detto – significa imparare a riconoscere chi ha bisogno, vicino e lontano». Al centro del suo messaggio, l’invito a vivere l’amore e la carità come inseparabili strumenti per superare egoismo, conflitti e solitudine. «Per capire ciò che è grande – ha aggiunto – dobbiamo partire dalla nostra fragilità e dall’umanità di chi ci sta accanto».
A seguire, la Messa è stata celebrata con i Marianelli, le ex alunne, i volontari, i benefattori dell’Asilo e i devoti della Beata, presieduta da mons. Alberto Pala, parroco della Cattedrale di Cagliari. Il sacerdote ha ricordato la beatificazione della Beata Giuseppina Nicoli, sottolineando come la sua vita rappresenti una testimonianza della benevolenza e dell’amore di Dio.
«La santità non consiste nel ripetere le opere di Suor Nicoli, ma nel vivere la stessa dedizione e bontà», ha affermato don Pala. La Beata ha affrontato le difficoltà con pazienza e perdono, trasmettendo amore e cura soprattutto ai bambini e alle famiglie della comunità. Mons. Pala ha invitato tutti a incarnare nella vita quotidiana la stessa “benevolenza di Dio”, guardando agli altri come fratelli e sorelle e diffondendo parole e gesti di bontà. «Ogni storia è una storia di salvezza» ha concluso, incoraggiando la comunità a testimoniare il volto di Dio nella vita di tutti i giorni.
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