
Un velivolo della compagnia irlandese
Dal Partito democratico la definizione è netta: un «ricatto». L’ultimatum lanciato da Ryanair sull’addizionale comunale per i diritti d’imbarco accende lo scontro politico in Sardegna e divide maggioranza e opposizione. La compagnia ha chiarito che, finché resterà in vigore «l’inutile tassa», non potrà programmare una crescita significativa dei voli nell’Isola, nonostante una domanda considerata elevata.
L’addizionale aeroportuale esiste da oltre vent’anni: introdotta con la Finanziaria del 2004 per coprire i costi di sicurezza negli scali, è passata da un euro iniziale agli attuali 6,50 euro applicati in Sardegna. Dal 2021 una parte consistente del gettito viene destinata all’Inps per sostenere la cassa integrazione del trasporto aereo. Per Ryanair si tratta di un ostacolo allo sviluppo: la compagnia promette quattro nuovi aerei basati nell’Isola, una base nel Nord Sardegna e investimenti per circa 400 milioni di dollari, con 900 nuovi posti di lavoro e due milioni di passeggeri in più, se la Regione decidesse di compensare la tassa.
La maggioranza regionale, però, frena. «Nessuna decisione è presa», è la linea condivisa, mentre la discussione in Giunta è affidata agli assessori Barbara Manca e Franco Cuccureddu. L’ipotesi allo studio riguarda eventualmente un intervento limitato ai mesi invernali, purché l’impiego di risorse pubbliche produca benefici concreti per i residenti. Cuccureddu sottolinea che in estate gli aeroporti sardi sono già saturi, mentre il vero nodo resta la bassa stagione.
Per il consigliere dem Valter Piscedda il confronto dovrebbe riguardare il Governo nazionale, visto che la tassa è statale: «Non è giusto che siano ancora i contribuenti sardi a coprire il costo richiesto da una compagnia privata». Più prudente Luca Pizzuto, che chiede ulteriori approfondimenti, mentre Valdo Di Nolfo propone una sperimentazione limitata allo scalo di Alghero nei mesi invernali.
Sul fronte opposto, le forze di minoranza sostengono la posizione della compagnia irlandese. Secondo Antonello Floris rinunciare all’investimento sarebbe un errore strategico, mentre Umberto Ticca invoca pragmatismo e una riduzione sperimentale della tassa. Angelo Cocciu chiede risorse immediate per alleggerire il costo dei biglietti e Alberto Urpi annuncia una mozione in Consiglio regionale.
Il confronto resta aperto: tra promesse di investimenti e timori per l’uso di fondi pubblici, la partita sull’addizionale aeroportuale diventa un banco di prova politico per la Giunta e per il futuro dei collegamenti aerei dell’Isola.
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