
Un elemento caratteristico del tempo di Quaresima, anche se dovrebbe appartenere alla sensibilità di ogni cristiano, è il silenzio. La liturgia stessa invita a momenti di silenzio, così come la preghiera personale. Il silenzio è anzitutto l’atteggiamento di chi ascolta.
Anche il Papa, nel suo messaggio per la Quaresima, invita a fare dell’ascolto l’atteggiamento fondamentale di questo tempo: dare spazio a una parola che si riceve. Il silenzio diventa così disponibilità ad accogliere la parola di Dio, ma anche la parola degli uomini.
San Paolo ricorda che la fede nasce dall’ascolto. Tra le caratteristiche fondamentali dell’esperienza umana vi sono il vedere e l’ascoltare, ma ascoltare significa prestare attenzione, esercitare la libertà, tendere verso l’altro che parla. Richiede tempo: bisogna permettere all’altro di raccontarsi, di consegnare il significato delle proprie parole.
Questo atteggiamento appartiene anzitutto a Dio. Nel libro dell’Esodo, dal roveto ardente, il Signore dice a Mosè: «Ho udito il grido del mio popolo». Dio ascolta il grido dei poveri e dei suoi fedeli. Nel silenzio impariamo così a imitare Dio, ascoltando la sua parola e quella degli uomini. Papa Francesco ricordava che occorre ascoltare la parola di Dio che parla nel popolo e la parola del popolo che risuona alla luce della parola di Dio.
Il silenzio ci pone poi con maggiore purezza davanti a Dio, liberandoci dalle preoccupazioni che riempiono il cuore. San Benedetto, nella sua Regola, dedica un intero capitolo all’amore del silenzio. Il silenzio aiuta anche a comprendere se stessi: fa emergere nel cuore le dimensioni più profonde della coscienza, dove l’uomo incontra Dio.
Possiamo dire che il silenzio garantisce anche l’autenticità delle parole. Le parole vere nascono da un grande silenzio, perché solo nel silenzio si collegano alla vita e alle profondità dell’animo.
Il silenzio è infine tipico della preghiera: davanti a Dio presentiamo con semplicità i nostri bisogni e il grido della nostra indigenza. Per questo san Benedetto invita a evitare parole inutili e banalità, perché nel silenzio possiamo rivolgerci a Dio, ai fratelli e a noi stessi con maggiore verità e sincerità.
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