
C’è una fotografia in bianco e nero che racconta più di molte pagine di storia: una bambina, una valigia stretta in mano, lo sguardo sospeso tra paura e speranza.
A novant’anni dalla fondazione di Fertilia, è da quell’immagine che si può ripartire per comprendere l’anima di una comunità nata dalla bonifica, ferita dalla guerra e rinata grazie al coraggio – spesso silenzioso – soprattutto delle sue donne. Fertilia celebra quest’anno i suoi novant’anni di fondazione, era il 1936, intrecciando memoria e futuro in due giornate, che ricorrono il 7 e l’8 marzo. Frutto delle grandi opere del Novecento, avviate dai coloni veneti e ferraresi e interrotte bruscamente dal conflitto, a darle nuova vita furono, nel dopoguerra, gli esuli giuliano-dalmati: si tratta di famiglie sradicate dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia che qui trovarono una terra dove ricominciare. Da progetto agricolo e urbanistico, funzionale anche all’aeroporto militare, Fertilia è divenuta così nel tempo laboratorio di integrazione, luogo in cui memorie diverse hanno imparato a riconoscersi.
L’articolo a cura di Erika Pirina si potrà leggere sul prossimo numero di Kalaritana Avvenire, in edicola domenica 8 marzo insieme al quotidiano Avvenire in tutta la Sardegna
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