L’Arcivescovo Baturi ricorda padre Pierre morto in Libano e invita alla preghiera per la pace (video) In Diocesi è previsto un momento di raccoglimento, ascolto e testimonianza per tenere viva l’attenzione sulla pace e sulla missione della Chiesa nel mondo

«In mezzo ai bombardamenti con ogni sorta di armi, le armi in nostro possesso rimangono la fede, il desiderio di pace e la speranza nella risurrezione dopo l’attuale passione». Padre Pierre Al-Rahi, parroco di san Giorgio a Qlayaa, nel Sud del Libano, non poteva immaginare che quelle parole pronunciate ai microfoni di una radio locale potessero essere le sue ultime in pubblico. Un’ora più tardi, è tornato con alcuni giovani parrocchiani per soccorrere due abitanti rimasti feriti da un colpo sparato da un carro armato israeliano Merkava, quando è stato raggiunto da un secondo tiro insieme ad altre due persone, ed è rimasto ucciso.

L’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi, ricorda il sacrificio di padre Pierre e di quanti si spendono per la missione della Chiesa nei diversi continenti, e invita tutti a partecipare alla “Giornata di preghiera e digiuno per la pace”, promossa dalla Cei alla luce dei conflitti in Medioriente, nella giornata di venerdì 13 marzo. In Diocesi è previsto un momento di preghiera, ascolto e testimonianza per tenere viva l’attenzione sulla pace e sulla missione della Chiesa nel mondo, alle ore 19 nella Sala Benedetto XVI del Seminario arcivescovile di Cagliari (via Monsignor Cogoni 9).

La serata sarà introdotta da un momento di raccoglimento per la pace, guidato dall’Arcivescovo nella Cappella del Seminario, quale segno concreto della volontà della comunità diocesana di affidare al Signore le ferite del mondo e la vita di coloro che vivono nei Paese colpiti dalla guerra, con un ricordo particolare dei missionari che annunciano il Vangelo nei contesti più difficili.

Seguirà la testimonianza di padre Pier Luigi Maccalli, missionario della Società delle Missioni Africane che ha svolto il suo servizio pastorale in Costa d’Avorio e in Niger. Nel settembre 2018 padre Maccalli fu rapito in Niger da un gruppo jihadista e rimase prigioniero per oltre due anni nel deserto del Sahel, prima di essere liberato nell’ottobre 2020.


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