
Non una semplice celebrazione, ma un percorso educativo da costruire durante tutto l’anno.
Con questo obiettivo si è svolto, nell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile di Cagliari, l’incontro «L’8 marzo a scuola, l’8 marzo tutto l’anno», rivolto alle studentesse e agli studenti degli istituti superiori.
L’iniziativa, promossa dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Cagliari, insieme a UCSI Sardegna, GiULiA Giornaliste, Ordine dei Giornalisti della Sardegna, Associazione Stampa Sarda, ANCI Sardegna e Università degli Studi di Cagliari, ha offerto uno spazio di riflessione sui temi della dignità della donna, dell’educazione all’affettività e del ruolo del linguaggio e della comunicazione nel contesto digitale.
A moderare l’incontro è stata Maria Luisa Secchi, direttrice dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Cagliari e presidente UCSI Sardegna.
Dopo i saluti istituzionali, l’introduzione è stata affidata all’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, mentre Susi Ronchi, coordinatrice di GiULiA Giornaliste Sardegna, ha presentato il tema della giornata.
Diversi gli interventi che hanno affrontato la questione femminile e le dinamiche culturali contemporanee da prospettive differenti. Antonella Loi, della Commissione pari opportunità della FNSI e di GiULiA Giornaliste, ha proposto una riflessione sul linguaggio con l’intervento «Grammatica, sostantivo femminile».
Daniela Paba, giornalista e consigliera dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, ha invece parlato di educazione all’affettività come esigenza fondamentale nella formazione dei giovani.
Il rapporto tra scuola e nuove tecnologie è stato al centro dell’intervento di Fabio Sorrentino, specialista in innovazione didattica dell’Università di Cagliari, che ha sottolineato l’importanza di sviluppare consapevolezza nell’uso dei social e dell’intelligenza artificiale.
Paolo Orrù, docente di Linguistica italiana nello stesso ateneo, ha affrontato il tema dell’odio online con la relazione «L’odio sui social: perché non sono solo parole».
A chiudere la serie degli interventi è stata l’avvocata Valeria Aresti, che ha parlato di percezione di sé nell’era digitale e degli strumenti di tutela a disposizione dei più giovani.
L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata al dialogo con gli studenti, guidato dalle giornaliste Sandra Pani, Elsa Pascalis e Simona Scioni, per favorire domande, confronto diretto e condivisione di esperienze.
Un momento di approfondimento pensato per trasformare il significato dell’8 marzo da ricorrenza simbolica a impegno quotidiano, capace di promuovere tra le nuove generazioni consapevolezza, rispetto e responsabilità.
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