
Tra storia dello sport e memoria collettiva, domani, sabato 28 marzo, alle 20.30 il TsE di Is Mirrionis ospita lo spettacolo «Riva Luigi ’69 ’70 – Cagliari ai dì dello scudetto», un monologo scritto, diretto e interpretato da Alessandro Lay.
Il progetto, prodotto da Cada Die Teatro, vede la collaborazione del progetto sonoro di Matteo Sanna, le scenografie di Mario Madeddu, Marilena Pittiu e Matteo Sanna, e il disegno luci e suoni di Giovanni Schirru.
L’evento rientra nella Stagione 2025-2026 di Teatro Senza Quartiere, con la direzione artistica di Stefano Ledda, e gode del patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Cagliari e del contributo della Fondazione di Sardegna.
Lo spettacolo propone un ritratto intenso e personale di Gigi Riva, tra ricordi d’infanzia, cronache sportive e momenti di vita privata, esplorando il lato umano e poetico di uno dei più grandi attaccanti italiani di sempre. «Il gioco del football è un “sistema di segni”, una lingua non verbale», scriveva Pier Paolo Pasolini. Su questa intuizione si fonda il monologo di Lay, che ricorda il giovane Riva: «Un ragazzo schivo, a volte sorridente… che correva tutto il campo ogni volta che segnava un gol».
La pièce rievoca la stagione storica 1969-70 che portò il Cagliari alla conquista dello scudetto, con uno sguardo alla vita quotidiana dell’Isola in quegli anni di trasformazioni sociali: dall’esodo rurale verso le città, alle aspirazioni e ai sogni dei bambini tra figurine Panini e partite sui gradini delle scuole.
La narrazione intreccia le imprese sportive con le vicende familiari di Riva, dalla perdita dei genitori all’affetto della sorella Fausta, offrendo un ritratto completo di un eroe moderno, capace di coniugare talento, determinazione e umanità.
«Non ricordo molto dello scudetto», racconta Lay, «ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, le partite “a figurine” e il medagliere con i profili dei giocatori». È proprio in questa fusione tra cronaca e memoria che lo spettacolo restituisce il fascino del “Rombo di Tuono”, simbolo non solo del Cagliari, ma di un’intera regione che lo celebra ancora oggi come icona di passione, lealtà e grandezza.
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