
La comunicazione digitale non è più soltanto uno strumento, ma un ambiente che costruisce realtà, orienta le scelte e incide sulla vita delle persone. È da questa consapevolezza che prende forma il volume «Algoritmi & Comunità. Internet, social media e intelligenza artificiale»: la sfida digitale per la Chiesa, firmato da Vincenzo Grienti e Giampiero Neri per Effatà editrice, che affronta il rapporto tra Chiesa, social media e intelligenza artificiale. «La comunicazione – spiega Neri – oggi più di ieri non è più soltanto uno strumento ma crea realtà, lascia segni, plasma le coscienze». Un passaggio decisivo, che chiama in causa anche la responsabilità ecclesiale dentro il mondo digitale. Al centro della riflessione c’è l’algoritmo, spesso percepito come qualcosa di tecnico e neutro, ma che in realtà «non è affatto neutro: è addestrato » e costruisce ambienti sempre più personalizzati, «cuciti su ciò che ci piace, il nostro micromondo». È qui che emerge la questione etica. «Si pone un problema importante – sottolinea Neri – un algoritmo può essere utilizzato per interessi di pochi oppure per il benessere umano». La differenza sta nella direzione: mettere al centro la persona oppure il profitto. Per questo, anche nel campo dell’intelligenza artificiale, «è fondamentale che si tenga al centro l’uomo e non solo la macchina».
La riflessione della Chiesa su questi temi non è recente. «Può sembrare strano – osserva Neri – ma la Chiesa cattolica è sempre stata attenta alle innovazioni comunicative».
Dalla collaborazione con Guglielmo Marconi per la Radio Vaticana, al decreto Inter mirifica di Paolo VI, fino alla presenza nei grandi dibattiti contemporanei sull’intelligenza artificiale: una storia che mostra una costante attenzione ai linguaggi del tempo. Oggi la sfida si gioca soprattutto sul piano culturale e formativo.
Le comunità cristiane sono chiamate a non subire passivamente le logiche degli algoritmi, ma a comprenderle e orientarle. «È importante – evidenzia – che le intelligenze artificiali siano addestrate con dati veri, che rispondano alle necessità dell’uomo e non creino soltanto microambienti che deformano la realtà». In questo senso, il libro si propone come uno strumento di discernimento per il tempo presente. Non un rifiuto della tecnologia, ma un invito a governarla con responsabilità. Perché, come emerge con chiarezza dalle parole dell’autore, la posta in gioco non è solo tecnica, ma profondamente umana: abitare il digitale senza perdere il senso della comunità. Una sfida che interpella credenti e comunicatori, chiamati a costruire spazi digitali autentici, capaci di custodire la verità e promuovere relazioni umane reali.
di Maria Luisa Secchi
pubblicato su Kalaritana Avvenire
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