
La conferenza stampa in Consiglio regionale
La Sardegna si prepara alla trentesima edizione di Monumenti Aperti, manifestazione che dopo l’anteprima di Cagliari, chiusa con il record storico di 120.156 visite, entra ora nel vivo con un programma diffuso su tutto il territorio regionale e nazionale.
L’edizione 2026 coinvolgerà 60 comuni dell’Isola, da nord a sud, con oltre 600 monumenti visitabili e più di 50 itinerari culturali. Un patrimonio ampio e diffuso che sarà raccontato attraverso chiese, siti archeologici, musei e luoghi simbolo dell’identità storica e culturale sarda, grazie al contributo di circa 15mila volontari.
Il calendario, presentato in Consiglio regionale, si concentrerà soprattutto nel mese di maggio, per poi riprendere in autunno, anche nei comuni interessati dalle elezioni amministrative. Parallelamente prenderà avvio il programma nazionale, che si svilupperà tra ottobre e novembre.
Tra le novità figurano le new entry Buddusò e Ulassai, mentre rientrano nel circuito numerosi centri già coinvolti in passato come Nuoro, Monastir, Ales e Teulada. Tra i siti di maggiore richiamo spiccano l’area archeologica di Loelle, la Stazione dell’Arte di Ulassai e il complesso di Monte d’Accoddi.
Il programma prenderà il via nel primo weekend di maggio con Sassari, Sanluri e Lunamatrona, seguito da numerose altre tappe in tutta l’Isola, da Oristano a Dorgali, fino a Cagliari e all’hinterland. Dopo la pausa estiva, la manifestazione riprenderà in autunno con ulteriori appuntamenti diffusi.
Accanto alle aperture dei monumenti, l’edizione 2026 prevede progetti speciali dedicati all’architettura rurale e al patrimonio agro-pastorale, anche nell’ambito di interventi legati al Pnrr.
Secondo le istituzioni, Monumenti Aperti si conferma un modello di partecipazione culturale e valorizzazione del territorio, capace di coinvolgere scuole, associazioni e cittadini. Dal 1997 a oggi, la manifestazione ha registrato oltre 4,2 milioni di visite guidate e il coinvolgimento di migliaia di volontari.
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