
La protesta dei lavoratori Bekaert davanti alla Prefettura di Cagliari
Sarebbero sei le manifestazioni di interesse pervenute al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per lo stabilimento della Bekaert, nella zona industriale di Macchiareddu. La notizia arriva a poche ore di distanza dalle richieste di risposta da parte dei lavoratori, che il 27 aprile scorso avevano portato la propria protesta di fronte alla Prefettura del capoluogo.
Le diverse possibilità di conversione e reindustrializzazione, almeno sulla carta, sono state esposte durante l’incontro tenuto a Roma a cui hanno partecipato anche le istituzioni regionali, il comune di Assemini e i rappresentanti sindacali. L’advisor Sernet, che si è occupato per conto del ministero della ricerca di potenziali acquirenti in grado di salvaguardare i livelli occupazionali sul lungo termine, ha comunicato ai presenti al tavolo la manifestazione di interesse di attori attivi nei settori della carpenteria, metallurgia, nautica, difesa e sostenibilità. A queste si aggiungerebbero due interlocuzioni avanzate in corso con operatori attivi nei comparti siderurgico e della trafilatura, che potrebbero assicurare continuità anche ai macchinari esistenti.
L’andamento dell’incontro non ha soddisfatto la Regione, con una presa di posizione netta da parte degli assessori Cani (Industria) e Manca (Lavoro). «La decisione di lasciare lo stabilimento di Macchiareddu, e dunque l’Italia, si conferma assolutamente ingiustificabile e inaccettabile – ha premesso l’assessore Cani riferendosi alla Bekaert – Dopo otto mesi dall’apertura di questa vertenza, l’unica cosa certa è che 65 lavoratori su 120 hanno aderito allo schema di esodo su base volontaria prospettato dall’azienda, e questa – ha continuato – dal nostro punto di vista non è di sicuro una buona notizia, perché denota paura e mancanza di fiducia verso una risoluzione positiva della questione da parte dei lavoratori. In secondo luogo, la situazione prospettata da Sernet, pur contemplando sei manifestazioni di interesse pervenute non sembra fornire, allo stato, elementi di certezza che possano rassicurarci verso questa direzione». «Non è accettabile – ha chiosato invece l’assessora Desiré Manca – che il tempo passi senza decisioni, mentre l’incertezza grava interamente sui lavoratori e sulle loro famiglie. Ribadiamo con fermezza che esistono tutte le condizioni per garantire la continuità produttiva nello stabilimento di Macchiareddu. Continuare a rinviare significa assumersi la responsabilità di un logoramento inaccettabile, che colpisce esclusivamente chi lavora e vive di quel lavoro. La chiusura non è un esito inevitabile. È una scelta. E come tale ha responsabilità precise, che non possono essere eluse né scaricate su altri».
I lavoratori ora dovranno ancora attendere per avere maggiori certezze sul proprio futuro. Il Tavolo sulla vertenza è infatti convocato per il prossimo 25 giugno: una deadline entro la quale il Mimit ha chiesto alla Bekaert di confermare l’impegno di accompagnare il processo di reindustrializzazione previsto, preservando così gli operai dell’azienda.
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