
In questi giorni si celebra la grande festa di Sant’Efisio, nello scioglimento del voto, dall’1 al 4 maggio, da Cagliari a Nora e ritorno. È un momento che invita a una domanda semplice e decisiva: chi festeggiamo?
Festeggiamo un guerriero, ma un guerriero che rinuncia a combattere, che sceglie di donare la propria vita piuttosto che togliere quella degli altri. Le persecuzioni toccarono anche i ranghi dell’esercito, perché non era tollerato che vi fossero uomini capaci di amare invece che uccidere, di sacrificare se stessi invece degli altri.
Dal punto di vista della storia, Efisio è un perdente: muore a causa della condanna subita. Nella fede, invece, è un protettore valoroso, perché unito a Cristo. L’amore che dona la vita, invece di toglierla, porta frutto. Il primo frutto è la rottura della solitudine: nasce una comunione, nasce un popolo.
È un popolo che crede nella vita, nella pace, nella libertà, radunato da Cristo risorto, capace di annunciare un bene più grande della semplice esistenza. La vita non è solo sopravvivenza, ma compimento di un disegno di felicità, di amore e di giustizia, anche quando questo comporta il prezzo di una fedeltà esigente.
È il paradosso cristiano: chi perde la propria vita la guadagna, chi la trattiene la perde; il chicco di grano che muore porta molto frutto. Tornare all’essenza della fede significa riconoscere questo paradosso e viverlo.
La festa si esprime in una grande processione, che attraversa i centri abitati. È un segno: la Chiesa non aggira la vita degli uomini, ma la attraversa, entra nelle piazze, nelle relazioni, nei luoghi concreti dove gli uomini si incontrano, si confrontano, cercano una composizione anche dentro il conflitto.
La partecipazione delle comunità, insieme agli abiti della tradizione, mostra un popolo che custodisce una sapienza antica e la vive oggi, unendo memoria e creatività personale.
A Nora, ai margini della terra, dove la terra incontra il mare, si ascolta anche il grido del mondo: le guerre, le violenze, le vite spezzate. A questo dolore si contrappone un altro fuoco: quello della fede, dell’amore, della pace che Cristo risorto dona e che i santi rendono vicina.
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