Crisi demografica

Centro studi Confindustria Sardegna: «Spopolamento, quadro disarmante» L'ultimo report segnala l'impatto economico della crisi demografica dell'isola

1,7 miliardi di capacità produttiva. Questo il costo dello spopolamento secondo il Centro Studi di Confindustria Sardegna, che ha pubblicato il report «Il costo dello spopolamento: demografia e capacità produttiva in Sardegna», in cui i numeri mettono nero su bianco l’impatto della crisi demografica dell’isola sulla capacità produttiva regionale.

Secondo il report, l’isola ha una condizione che non solo è tra le peggiori in Italia ma anche in Europa. Il tasso di natalità sarebbe infatti il più basso d’Europa, con un tasso di 4,5 nati ogni abitanti, con il numero di figli che è sceso a 0,91. Mentre dall’altra parte la popolazione over 65 tocca il 27,4% sul totale, con l’età mediana che raggiunge la cifra di 51,7 anni. In questo gap si inserisce un minor numero di persone in etarità lavorativa. La quota di persone in Sardegna in età lavorativa nel 2025 rappresentano il 62,8% della popolazione, con una perdita del 7% rispetto al 2005. Se la Sardegna, riporta Confindustria, avesse mantenuto lo stessa struttura demografica di vent’anni fa oggi conterebbe 106mila residenti in età lavorativa in più. Il divario demografico, in stima economica, si traduce a una perdita di occupati superiore a 44mila e a circa 1,7 miliardi di euro di capacità produttiva. «La perdita di residenti non è soltanto una questione statistica: stiamo perdendo giovani, famiglie, lavoro e capacità produttiva – afferma Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna – Se anche non fossimo sul fondo delle graduatorie demografiche europee, la situazione sarebbe comunque problematica per via dell’insularità, che renderebbe complesso gestire il problema: ma con questi numeri, il quadro è davvero disarmante. La demografia – prosegue – non è una variabile esterna rispetto allo sviluppo economico, ma ne è una determinante fondamentale. Imprese e istituzioni – conclude Porcu – devono collaborare per costruire un contesto che sia in grado di trattenere i giovani, ma anche di attrarre dall’esterno lavoratori, studenti e imprenditori».


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