CARITAS

Essayan: «I giovani trasformino il dolore in forza e diventino artigiani di pace» Il vicario apostolico per i cattolici di rito latino in Libano ospite della Diocesi per l'ultima tappa del percorso formativo Caritas

«L’augurio ai giovani è duplice: che non debbano mai vivere ciò che oggi stanno vivendo tanti ragazzi in Libano e che, proprio dalle loro fragilità e sofferenze, sappiano trovare la forza per diventare artigiani di vita nuova e di pace».

Con parole intense e cariche di esperienza, Monsignor Cesar Essayan, vicario apostolico per i cattolici di rito latino a Beirut – accolto dall’arcivescovo Baturi e dal direttore Caritas don Marco Lai – ha portato a Cagliari la testimonianza della Chiesa libanese, segnata da guerra, sfollamenti e crisi sociale, ma ancora capace di generare speranza.

Nel suo intervento ai giovani e agli studenti, nell’ambito dell’ultima tappa del percorso formativo Caritas, il presule ha raccontato la realtà di migliaia di giovani cresciuti nei campi palestinesi o nelle aree colpite dal conflitto: ragazzi senza documenti, famiglie costrette a lasciare i villaggi distrutti, persone che vivono sotto la minaccia costante dei droni e dei bombardamenti.

«Anche dentro questa drammaticità — ha spiegato — possiamo dire che la vita non è finita. Ogni giorno si può trovare la forza di andare avanti attraverso la solidarietà vissuta gli uni accanto agli altri».

Monsignor Essayan ha sottolineato come la Chiesa in Libano continui a sostenere la popolazione non soltanto con aiuti materiali, ma anche sul piano psicologico e spirituale. «Ogni volta che abbiamo cercato di rispondere ai bisogni della gente, il Signore ci è venuto incontro», ha detto, ricordando la vicinanza delle comunità ecclesiali di tutto il mondo.

Particolarmente significativo il riferimento alle scuole cattoliche libanesi, indicate come esempio concreto di convivenza. «Cristiani, musulmani e drusi crescono insieme per quindici o sedici anni condividendo paure, dolori e speranze. È lì che imparano a ricostruire ciò che hanno visto distrutto».

Per il vicario apostolico, proprio i giovani rappresentano oggi il volto più autentico della resilienza del Libano: una generazione capace di trasformare il trauma in testimonianza e di dimostrare che «una pace più forte della morte» è ancora possibile.

La visita a Cagliari, ha spiegato il presule, nasce dal desiderio di condividere questa esperienza con i giovani e con la comunità ecclesiale italiana. «La Chiesa non è una ONG — ha ricordato — ma una realtà chiamata a restare fedele al Vangelo e alla dignità di ogni persona».

Infine il richiamo alla missione storica del Libano: «Essere una terra del vivere insieme, del rispetto delle differenze e dei valori di ciascuno».


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