CARITAS

Essayan: «La Chiesa non si lasci trascinare nelle logiche della guerra» A Cagliari dal Libano, l'appello alla pace e al dialogo: «La violenza non è solo quella dei conflitti, ma anche quella quotidiana che spegne la dignità delle persone»

Mons. Essayan con l’arcivescovo Baturi

Un forte appello alla pace, al dialogo tra le religioni e alla centralità della persona umana è stato lanciato da mons. César Essayan, accolto dall’arcivescovo Baturi e dal direttore Caritas don Marco Lai e intervenuto questo pomeriggio a Cagliari in occasione del convegno conclusivo del percorso formativo Caritas.

Dopo aver incontrato stamattina i giovani, nel suo intervento di questo pomeriggio, il presule ha ripercorso gli anni segnati dalla guerra, dalla crisi economica e dall’esplosione del porto di Beirut, denunciando le sofferenze della popolazione e il rischio che la Chiesa venga trascinata nelle logiche politiche e militari. «La Chiesa non deve cadere nel tranello di stabilire chi ha ragione», ha affermato, sottolineando come guerra e violenza finiscano sempre per distruggere tutti. Mons. Essayan ha inoltre evidenziato come la pace non coincida semplicemente con la fine dei combattimenti: «Esiste anche una violenza quotidiana che opprime le persone».

Il vescovo ha poi ricordato l’accoglienza dei profughi siriani in Libano dopo il 2011, soffermandosi sulla condizione dei campi, dove molti bambini crescono senza accesso all’istruzione e senza prospettive per il futuro. «Ho chiesto a un bambino cosa volesse fare da grande, ma non riusciva a immaginare nulla» ha raccontato.

Riferendosi quindi all’esplosione del porto di Beirut del 2020, mons. Essayan ha spiegato come la Chiesa abbia cercato di rispondere non solo ai bisogni materiali della popolazione, ma anche alle profonde ferite umane e spirituali causate dalla tragedia, riaffermando il ruolo della comunità cristiana come segno vivo del Vangelo attraverso la vicinanza concreta alle persone.

Infine, il presule ha richiamato l’importanza delle scuole cattoliche, frequentate anche da numerosi studenti musulmani, definendole spazi di libertà, dialogo e convivenza. «Il Libano ha una vocazione particolare: essere il Paese del vivere insieme», ha concluso, indicando nei giovani «i profeti di pace di oggi».

qui sotto l’intervista pubblicata sul canale YouTube della Chiesa di Cagliari


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