Chiesa della Sardegna

«Immagine, identità e vulnerabilità digitali del minore»: esperti a confronto Un convegno del Servizio Regionale per la Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili della CES, in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Cagliari

«Immagine, identità e vulnerabilità digitali del minore. Sviluppo dell’identità, accettazione di sé e strategie di prevenzione degli abusi tra diritto, sanità e tecnologia». Questo il tema del convegno organizzato dal Servizio Regionale per la Tutela dei Minori e degli Adulti Vulnerabili (SRTM) della Conferenza Episcopale Sarda, in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Cagliari, svoltosi nell’Aula «Aldo Marongiu», nel palazzo di Giustizia.

Al centro del convegno interdisciplinare fenomeni di stretta attualità quali la fragilità, l’isolamento, la pedopornografia, sharenting (la pratica dei genitori di pubblicare costantemente foto, video e dettagli intimi sulla vita dei propri figli sui social media) e naturalmente l’intelligenza artificiale.

Tutti fenomeni diversi ma che incidono nella costruzione dell’identità dei minori nell’era digitale.

Nel saluto iniziale il presidente dell’Ordine degli avvocati di Cagliari, Matteo Pinna, ha evidenziato la necessità di appuntamenti come quelli di sabato scorso, «perché è necessario confrontarsi per meglio capire fenomeni in continua evoluzione, con ricadute importanti sulla società, specie sui minori».

L’avvocata Valeria Aresti, coordinatrice regionale Srtm-Ces, ha evidenziato come la questione abbia ormai superato i confini della semplice tutela dei dati personali: «Oggi investe le condizioni attraverso cui il minore costruisce la propria identità personale». Secondo Aresti «non basta spiegare come usare una piattaforma: bisogna educare a comprenderne i meccanismi, gli algoritmi e gli effetti». Quanto poi all’intelligenza artificiale «non crea la fragilità, ma può intercettarla, amplificarla o stabilizzarla», visto che sempre più giovani sostituiscono il confronto con genitori e coetanei con gli assistenti virtuali: il rischio concreto è che si rafforzi l’isolamento, la dipendenza e e crescano le distorsioni emotive.

Sul tema dei social network, Marco Pitzalis, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Cagliari è stato molto esplicito: «Non sono più soltanto strumenti di comunicazione ma sono diventati veri e propri ambienti di formazione dell’identità», e in un contesto segnato da precarietà, individualismo e legami familiari più deboli, l’adolescenza perde spazi di sperimentazione. La conseguenza è che «non si possono più commettere errori, perché resta traccia e l’immagine personale diviene così capitale sociale, misurato in visibilità, consenso e approvazione». Questi ultimi tre elementi sono diventati i veri strumenti di misura degli individui.

Sullo sfondo resta però il vero elemento capace di dare risposte ad una situazione di forte instabilità: il ruolo degli adulti.

Genitori, insegnanti ed educatori hanno un compito essenziale: riconoscere segnali a volte impercettibili, come il ritiro sociale dei propri figli, la continua esposizione online, seguita dal bisogno compulsivo di approvazione, e nel momento che questa non arriva, nascono aggressività e calo del rendimento scolastico. La presenza educativa resta comunque l’unico strumento capace di intercettare questi segnali: seguire costantemente i propri figli è un’opera preventiva rispetto ai fenomeni che oggi si registrano. Purtroppo però gli adulti ci mettono del loro, quando condividono online di immagini dei figli fin dalla nascita. Una pratica che costruisce una traccia digitale permanente prima ancora che il minore possa scegliere come raccontarsi: è il cosiddetto sharenting, .

Monsignor Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales- Terralba, delegato CES per la tutela minori, ha posto l’accento sull’impegno della Chiesa nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. «Il Servizio regionale, unitamente a quelli delle diocesi, – ha detto – sono impegnati nella promozione della tutela dei minori, segno evidente di come la Chiesa abbia a cuore la protezione dei più fragili, attraverso la formazione, la collaborazione con le istituzioni e la costruzione di prassi condivise». Da parte della Chiesa «nessuna minimizzazione, né omissioni ne tanto meno ritardi», ha detto monsignor Carboni, « al contrario c’è la volontà di rafforzare quotidianamente la cultura della prevenzione».

Nel corso del convegno sono state affrontate anche le ricadute sul fronte giudiziario di azioni compiute ai danni di persone sulla rete. Luisella Fenu, procuratrice del Tribunale per i minorenni di Sassari, ha evidenziato i reati più diffusi: diffamazione, revenge porn, stalking, violenza privata e diffusione di materiale pedo-pornografico. Reati che nascono all’interno di relazioni affettive, dove lo scambio di immagini intime è percepito come parte del rapporto. «Quando queste relazioni cambiano – ha spiegato la procuratrice – molti ragazzi trasformano quei materiali in strumenti di ricatto». Alla base c’è soprattutto l’inconsapevolezza: i giovani non percepiscono la gravità delle proprie azioni né le conseguenze permanenti che il digitale può generare.

La sfida non è più soltanto proteggere i minori, ma accompagnarli nella costruzione consapevole della propria identità digitale. In questo senso la Procura minorile di Sassari porta avanti progetti nelle scuole, nei quali si analizzato e si simulano celebrazione di processi legati ai reati commessi in rete: di fronte alla conseguenze reali di alcuni azioni i giovani prendono coscienza delle loro azioni. Una buona prassi preventiva.


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