Il report

Transizione energetica, Legambiente: «Sulle rinnovabili serve più coraggio» L'associazione ha presentato il report Italia rinnovabile con un focus sull'isola

Legambiente presenta il report Italia Rinnovabile e lancia l’allarme sulla transizione energetica verso le rinnovabili in Sardegna.

Secondo il lavoro dell’associazione, l’isola centrerà i propri obiettivi del burden sharing fissato a 6,2 GW solamente tra 25 anni e non nel 2030 come previsto. «La soddisfazione con la quale la Giunta regionale ha accolto il rigetto da parte della Corte costituzionale dell’approvazione di alcuni impianti agrivoltaici concessa dal Ministero è sintomatica – sottolinea Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna – il governo della transizione energetica della Sardegna continua a essere delegato alle aule dei tribunali e a valutazioni di forma più che di sostanza. Vorremmo invece vedere coraggio e assunzione di responsabilità nell’esaminare i progetti nel merito, rigettando quelli sbagliati e approvando in tempi ragionevoli quelli ben fatti. da questa sostanziale rinuncia a decidere sulle rinnovabili trae vigore la Sardegna fossile, quella del metano e del carbone che bruceremo per produrre energia – a caro prezzo economico ed ambientale – sino al 2038».

Ad oggi, la Sardegna ospita il 4,8% della capacità rinnovabile nazionale (10° posto tra le regioni), con una forte presenza delle eolico – l’isola è tra le sei regioni che ospitano insieme il 91% degli impianti – mentre appare al di sotto delle proprie potenzialità sotto il profilo del fotovoltaico. Secondo il report redatto da Legambiente, la capacità di accumulo oggi si ferma a 163, 4 MW, lontano da altre regioni con lo stesso ammontare di rinnovabili a disposizione, ma anche dalla Sicilia. Un quadro complessivo che, secondo l’associazione, allontana l’obiettivo fissato come quota di produzione dal Decreto Aree idonee dei 6,2 GW di energia prodotta e che oggi è reso possibile anche dalle scelte politiche. «Dal Rapporto emergono le tante contraddizioni della nostra Regione – sottolinea Giorgio Querzoli, Responsabile scientifico di Legambiente Sardegna – che è stata la prima ad aver approvato la legge sulle Aree idonee ma, invece di fare della transizione energetica un’occasione di sviluppo economico ed ambientale, ha utilizzato lo strumento normativo per escludere il 99% del territorio regionale dalla possibilità di realizzare impianti di scala industriale. Dagli impianti in fase di approvazione deriveranno quasi 13000 nuovi posti di lavoro – continua Querzoli – e la Sardegna ha da tempo in esercizio impianti eolici che ben dimostrano la possibilità di una relazione virtuosa con il territorio e le comunità locali, eppure si oppone caparbiamente, non solo ai nuovi impianti, che comporterebbero investimenti sull’isola per 5,8 miliardi di euro, ma anche al repowering di quelli esistenti e, nonostante confermi in tutte le sedi istituzionali di voler raggiungere i 6,2 GW previsti, è la regione più in ritardo sulla tabella di marcia»


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