
È polemica per la visita lampo nel carcere di Uta del ministro della Giustizia Carlo Nordio, arrivato a Uta per inaugurare la nuova ala del carcere dedicata al regime 41bis nella giornata di ieri, giovedì 23 luglio. «L’arrivo del Ministro Nordio senza alcuna comunicazione preventiva o coinvolgimento delle istituzioni regionali, rappresenta un fatto grave sul piano istituzionale e conferma un metodo che la Regione Sardegna ha già contestato con forza negli ultimi mesi», ha affermato la presidente Alessandra Todde. Il ministro Nordio, invece, ha parlato di un primo importante traguardo nel «percorso di edificazione e ristrutturazione carceraria che coniuga la sicurezza del detenuto con l’umanizzazione della pena, anche nei trattamenti più rigorosi» e ha annunciato altri interventi nelle strutture ordinarie.
«Da mesi chiediamo rispetto, proporzionalità e ascolto. Invece registriamo ancora una volta decisioni unilaterali e un’evidente mancanza di attenzione nei confronti dell’Autonomia speciale della nostra Regione», ha proseguito Todde. La struttura inaugurata è autonoma rispetto agli altri circuiti detentivi dell’istituto, che si sviluppa in 23 semisezioni, articolate in 5 sezioni, per un numero complessivo di 91 camere detentive. Critica sulle modalità anche la Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sardegna Irene Testa: «Mi auguro che, oltre al taglio del nastro, il Ministro abbia visitato anche le sezioni ordinarie, dove detenuti, Polizia penitenziaria, personale sanitario e operatori vivono ogni giorno condizioni estremamente difficili – ha affermato Testa – Mi auguro inoltre che il Ministero chiarisca come intenda gestire il nuovo reparto del 41-bis e con quali risorse umane, affinché la sua apertura non finisca per aggravare ulteriormente una situazione già molto complessa».
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