DIOCESI

«La pace nasce dal cuore»: Baturi ai giovani del Campo internazionale Caritas L’arcivescovo ha incontrato ieri i 115 partecipanti, arrivati da diversi Paesi del Mediterraneo e del mondo. Dal confronto alla MEM, l’invito a costruire ponti e comunità aperte

La pace nasce dalle relazioni quotidiane, dalla capacità di riconoscere l’altro e dalla scelta di costruire comunità aperte e inclusive. È il messaggio dell’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, ai 115 giovani partecipanti al Campus estivo internazionale Caritas, durante l’incontro ieri pomeriggio alla Mediateca del Mediterraneo.

«L’origine della guerra è in ciascuno di noi», ha sottolineato Baturi, richiamando sentimenti come l’invidia, la contrapposizione e il desiderio di affermare soltanto i propri interessi. La pace, al contrario, «inizia dal più prossimo», dalle relazioni personali e dagli ambienti in cui viviamo.

Un ruolo importante spetta alle città, luoghi di incontro tra persone e culture diverse. Richiamando Giorgio La Pira, il vescovo ha parlato della necessità di costruire appartenenze «che non siano chiuse», capaci di custodire le differenze senza trasformarle in divisioni. Al centro anche il Mediterraneo, che «ci costringe ad una prossimità» e può diventare spazio di dialogo e non di conflitto.

Baturi ha indicato nei giovani una risorsa per il futuro: «Hanno più speranza della memoria». Da qui la necessità di un’educazione alla libertà, alla verità e alla giustizia.

Nel corso dell’incontro Davide Carta, consigliere comunale, ha rilanciato la proposta di fare di Cagliari un luogo di dialogo tra le comunità del Mediterraneo. «La pace prima di tutto la realizziamo a casa nostra, integrando le comunità, i quartieri e le persone che arrivano da diverse parti del mondo», ha spiegato.

Un impegno che si inserisce nel progetto “Cagliari, città della pace e del dialogo nel Mediterraneo”, promosso dall’amministrazione comunale. Tra le iniziative anche la “Giornata dei nuovi cittadini”, pensata per rafforzare il senso di appartenenza dei bambini e delle famiglie, e il recupero degli spazi militari per finalità sociali. «Abbiamo bisogno di una pace disarmata e disarmante», ha detto Carta, richiamando Papa Leone.

A seguire, le testimonianze dei giovani arrivati da Libano, Palestina, Ucraina, Russia, Bielorussia e Santo Domingo. Thea, dal Libano e componente del Consiglio dei giovani del Mediterraneo promosso dalla CEI, ha ricordato il sogno condiviso di costruire ponti e non muri. Kamal, dalla Palestina, ha parlato di una terra ferita dalla guerra ma ancora capace di sperare: «Il più grande sogno è vivere in pace e pensare al futuro».

Le conclusioni sono state affidate al direttore della Caritas diocesana, don Marco Lai, che ha tracciato un breve bilancio del Campo, sottolineando il valore del percorso di conoscenza, amicizia e condivisione vissuto dai giovani. Un’esperienza che, attraverso gli incontri e la visita a luoghi simbolici della città di Cagliari, ha permesso di intrecciare memoria, cultura e dialogo, rafforzando la consapevolezza che dalla conoscenza reciproca possano nascere nuove relazioni e prospettive di futuro.


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