
La dicitura “artigianale” non potrà più essere utilizzata liberamente per promuovere prodotti e servizi. La legge 34 dell’11 marzo 2026 sulle PMI riserva infatti i termini “artigiano”, “artigianale” e “artigianato” alle imprese in possesso della qualifica artigiana e iscritte all’Albo delle Imprese Artigiane.
Per chi viola la norma sono previste sanzioni fino all’1% del fatturato, con un minimo di 25mila euro per ogni violazione.
I chiarimenti del Ministero del Made in Italy hanno definito meglio i confini della disciplina: non è sufficiente che un prodotto sia realizzato a mano o secondo tecniche tradizionali per poterlo definire “artigianale”. Deve essere prodotto da un’impresa artigiana regolarmente iscritta all’Albo.
“È una svolta storica per l’artigianato italiano e sardo”, sostiene Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, che parla di “un freno alla concorrenza sleale” e di una maggiore tutela per imprese e consumatori.
Le nuove regole avranno effetti anche sulla comunicazione commerciale. Un’attività non iscritta all’Albo non potrà, per esempio, presentare un proprio prodotto come “artigianale”. Potrà invece utilizzare espressioni come “fatto a mano”, “tradizionale” o “su misura”, purché non siano ingannevoli.
In Sardegna il comparto conta circa 34mila imprese e quasi 100mila addetti. Per Confartigianato si tratta di un patrimonio economico e identitario che la nuova disciplina punta anche a proteggere.
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