La protesta

Movimento Pastori, nuove proteste: «I costi di produzione stanno schiacciando le nostre aziende» Dopo l'assemblea di Tramatza, un incontro pubblico con produttori e mondo della politica regionale

La protesta dei pastori del 2019

Il mondo dell’allevamento isolano è in fermento dopo un’assemblea molto partecipata a Tramatza, nella quale sono state decise manifestazioni di piazza. A sette anni dalla grande rivolta si annunciano nuove, clamorose proteste. C’è malumore per una serie di situazioni che si stanno verificando nel comparto dell’allevamento in Sardegna.

«I costi di produzione stanno schizzando alle stelle», ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana, Fabio Pisu, uno dei portavoce del Movimento Pastori. «Si sta lavorando e si sta producendo latte sotto il costo di produzione, sia per quanto riguarda il latte ovino sia quello caprino. Bisogna ragionare in modo obiettivo e lavorare affinché il latte raggiunga almeno un prezzo dignitoso, che abbia un senso sia lavorare, ma soprattutto riuscire a mantenere le greggi. Diversamente non si riescono a sostenere i costi aziendali, cresciuti a dismisura con un’inflazione schizzata alle stelle, una situazione che ci sta devastando.

Dal punto di vista dei costi vivi, quali sono quelli che incidono maggiormente sul vostro lavoro? Cosa pesa di più: il gasolio, i concimi, i mangimi?

Costa tutto molto di più rispetto a prima. Basti pensare, per esempio, ai mangimi: cinque anni fa potevano avere prezzi che erano circa la metà di quelli attuali. Il problema è che il nostro potere d’acquisto non è raddoppiato. Se facciamo una proporzione, ciò che prima costava un euro oggi costa magari due euro, mentre noi non abbiamo un potere d’acquisto raddoppiato.

Quali le richieste che state formulando alla politica regionale e a quella nazionale?

Devono ascoltarle tutti, perché le dinamiche sono tante. Abbiamo problemi che incidono a livello europeo, altri che riguardano il livello ministeriale e altri ancora che dipendono dalla Regione.

Solo attraverso una gestione complessiva e ragionevole di queste problematiche si possono mettere a posto le situazioni. Le faccio un esempio.

Prego.

Nella nuova programmazione, così come nella precedente, della PAC, la Politica agricola comune, si è sempre parlato di condizionalità e di condizionalità rafforzata. Si è parlato anche di Green Deal e di Farm to Fork, parole che abbiamo sentito molto in questi ultimi anni. Poi, però, vediamo dei controsensi. A noi vengono imposti tanti vincoli per gestire le nostre aziende nel rispetto delle regole, fino ad arrivare alla condizionalità rafforzata, mentre vediamo che l’Europa finanzia il conflitto Russia-Ucraina. Questa è un’antitesi, è l’opposto di quello che viene proposto a noi. E tutto questo determina anche delle logiche di mercato a livello europeo e mondiale. Se pensiamo a un libero scambio senza regole e senza un principio di reciprocità negli scambi, è normale che questo ci tagli le gambe. Veniamo tagliati fuori da questi schemi e si creano fenomeni di dumping, sia finanziario sia ambientale.

Si è parlato anche di un prezzo minimo del latte ipotizzato intorno a 1,60 euro al litro. È una cifra congrua?

Non me la sento di ipotizzare un prezzo preciso, che per coprire i costi di produzione e di gestione delle aziende dovrebbe comunque salire. Quando acquistiamo qualcosa, chi vende fa i propri conti: si paga il prodotto e ma anche la manodopera necessaria per realizzarlo. Nel nostro caso, invece, non solo non riusciamo a coprire le spese di produzione, ma neanche il nostro lavoro. Il rischio è quello di lavorare sotto costo. E qui entra in gioco anche la questione della direttiva europea 633, che vieta la vendita sotto i costi di produzione. Chiediamo che questa direttiva, emanata nel 2019, venga effettivamente recepita e applicata a livello degli Stati membri, e in particolare in Italia, affinché nessuno possa più vendere sotto i costi di produzione. Così il libero mercato globale finirebbe per escluderci dalle stesse logiche di mercato.

Dopo quanto emerso dall’assemblea di Tramatza, quali i prossimi passi?

Verrà presto organizzata un’assemblea pubblica con il mondo della trasformazione, l’assessora alla Sanità, la presidente Todde, l’assessore Agus e i vertici delle ASL, per discutere le problematiche del settore. Vogliamo fare il punto sulla situazione e su quella che sarà la prossima campagna del latte, ma soprattutto discutere delle problematiche legate alla dermatite nodulare. Attualmente metà della Sardegna è interessata da blocchi e, in base all’ultima sentenza confermata dal Consiglio di Stato, che ha rimandato tutto al Tar, per molte aree della Sardegna slitta a febbraio 2027 lo sblocco delle movimentazioni. Questi non sono tempi compatibili con quelli degli allevatori, che non possono continuare a tenere tutti questi animali nelle proprie aziende senza riuscire a vendere i propri prodotti.

 


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