LA RICHIESTA

Dermatite bovina, Bruxelles conferma il blocco di Samugheo: la Sardegna chiede una svolta Coldiretti: «Subito gli 11 milioni di ristori agli allevatori e una riduzione della zona di restrizione»

Bruxelles conferma il blocco di Samugheo e mantiene la zona di restrizione di 20 chilometri. È quanto apprende Coldiretti Sardegna da fonti che confermerebbero la decisione dell’Unione europea, nonostante l’evoluzione della situazione sanitaria e le richieste avanzate dagli allevatori durante la mobilitazione di venerdì scorso a Olbia.

«È una prospettiva inaccettabile che tiene in ostaggio l’intero settore bovino sardo – affermano il presidente e il direttore di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu e Luca Saba –. Le richieste degli allevatori, arrivati a Olbia da tutta l’Isola, non possono essere ignorate. Chiediamo il declassamento della malattia, la riduzione della zona di sorveglianza e una risposta immediata della Regione».

Al centro della richiesta ci sono anche gli 11 milioni di euro già disponibili per i ristori agli allevatori colpiti dalle mancate movimentazioni e dagli abbattimenti. «Queste risorse devono arrivare subito alle aziende, ormai allo stremo – sottolineano Cualbu e Saba –. Le procedure sono già state utilizzate in passato: non servono nuovi percorsi burocratici, ma strumenti rapidi per garantire liquidità alle imprese».

Il blocco delle movimentazioni, sottolinea Coldiretti, sta mettendo in difficoltà le aziende, che da mesi sostengono costi crescenti, non riescono a rispettare i contratti e non possono programmare le vendite. «Gli allevatori hanno fatto tutto ciò che è stato richiesto loro: hanno vaccinato gli animali e rispettato prescrizioni e limitazioni. Ora hanno bisogno di risposte concrete».

«La Regione assuma una posizione forte nei confronti delle istituzioni e dell’Unione europea e intervenga immediatamente con le risorse disponibili – concludono Cualbu e Saba –. Non si può chiedere ancora al settore bovino sardo di continuare a pagare il prezzo più alto di una situazione ormai insostenibile».


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