
Il segretario della Cisl Pier Luigi Ledda | Foto Facebook CISL sarda
Cresce l’occupazione in Sardegna, ma il dato quantitativo non basta a fotografare le condizioni del mercato del lavoro. È la lettura della Cisl Sardegna dopo i dati Istat relativi al secondo trimestre 2026, che registrano nell’Isola quasi 619.500 occupati, circa 34mila in più rispetto allo stesso periodo del 2024, con un tasso di occupazione arrivato al 61%.
Numeri positivi, secondo il segretario generale della Cisl Sardegna, Pier Luigi Ledda, che invita però a guardare anche alla qualità dell’occupazione. «Il quadro dell’occupazione è senz’altro positivo, continua a crescere l’occupazione anche in Sardegna, come cresce nel resto del Paese. Sono dati molto importanti che dobbiamo saper analizzare e valorizzare perché riguardano le aspettative di tante persone e di tante famiglie».
Il problema, secondo il sindacato, riguarda soprattutto la quantità di lavoro effettivamente svolta e le retribuzioni. «La quantità dell’occupazione è certamente importante, ma in Sardegna in modo particolare è la qualità dell’occupazione che non ci soddisfa». Il coefficiente di riempimento delle giornate lavorative possibili, spiega Ledda, non raggiunge il 73%, contro quasi il 79% della media nazionale.
A pesare sono anche i salari. Tra il 2008 e il 2023, secondo le elaborazioni citate dalla Cisl, le retribuzioni reali nel settore privato sono diminuite del 15,2%. «Tra le retribuzioni sarde e quelle italiane ci sono circa 6mila euro di differenza», sottolinea Ledda, indicando tra le cause la scarsa diffusione della contrattazione di secondo livello, la presenza di molte piccole imprese e il numero insufficiente di giornate lavorate.
A complicare il quadro c’è inoltre l’inflazione, che continua a incidere sul potere d’acquisto. Per la Cisl è quindi necessario intervenire sui contratti, sulla produttività e sulla capacità di garantire salari adeguati.
«Dobbiamo necessariamente cambiare la considerazione che si ha nei confronti del lavoro», afferma Ledda. Il sindacato annuncia un percorso di confronto nei territori con lavoratori, imprese e istituzioni, con particolare attenzione ai giovani, per rendere la Sardegna «accogliente, interessante da tutti i punti di vista e in particolare dal punto di vista del lavoro».
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