La storia

San Francesco, la devozione nel territorio isolano Il culto del Santo in Sardegna ha avuto inizio già nel Duecento con i primi conventi nelle principali città

«Nell’anno del Signore 1219 (o 1217?) e decimo della sua conversione, frate Francesco, nel Capitolo tenuto presso Santa Maria della Porziuncola, mandò alcuni frati in Francia, in Germania, in Ungheria, in Spagna e in quelle altre province d’Italia in cui i frati non erano ancora giunti». «È scritto in una cronaca di fra Giordano da Giano che riporta – dice fra Tarcisio Mascia, cappuccino, studioso del francescanesimo sardo – gli eventi iniziali (1221- 1262) della grande vicenda con protagonisti Francesco e i suoi compagni. Tra queste province d’Italia, in cui i frati non erano ancora arrivati, c’era anche la Sardegna».

Giunti nell’isola, gli inviati del «Poverello» fondarono quello che fu probabilmente il loro primo insediamento sardo, la chiesa-convento di Santa Maria de Portu Gruttis (o de Portu Salis), che sorgeva ai piedi del colle di Bonaria. «Lo rileva un documento storico molto importante, noto come Carta Pisana, datata il 1 marzo 1230. La Carta indica – aggiunge fra Tarcisio – l’affidamento della chiesa e del suo arredamento liturgico a un certo «fratri Lucae priori supradictorum fratrum minorum ibi commorantium» da parte dell’Opera di santa Maria di Pisa e dello stesso Comune». Il secondo convento costruito dai frati francescani in Sardegna, come vuole una radicata tradizione locale, sarebbe quello di Monte Rasu, comune di Bottidda, sorto tra il 1230 e il 1237 per opera del successore di san Francesco, fra Giovanni Parenti. Dai primi passi dell’avventura francescana nella nostra isola inizieranno, domani, i lavori del convegno organizzato dall’arcidiocesi di Cagliari, in collaborazione con la Deputazione di Storia Patria, sul tema «San Francesco nella storia della Sardegna». «Qualche anno fa, in occasione del centenario della nascita di san Francesco, uscì un libro dal titolo suggestivo: 800 anni ma non li dimostra. È una affermazione – secondo monsignor Roberto Carboni, francescano conventuale, arcivescovo di Oristano e vescovo di Ales-Terralba – ancora oggi attuale. Nonostante il passare dei secoli, la figura di san Francesco richiama ancora interesse, è capace di suscitare riflessione, di attirare tante persone anche di diversa estrazione e di diversi cammini spirituali. Il segreto è che si ritrova in lui una genuinità, una verità nell’annuncio, un Vangelo fatto vita, come già i contemporanei ben annotavano, quasi un altro Cristo. Oggi la Chiesa, in modo significativo con papa Francesco ma anche con papa Leone, ha ripreso la figura di Francesco perché ne sente la vicinanza e l’attualità, soprattutto in quell’annuncio dell’accoglienza di ogni fratello. San Francesco – prosegue – era stato un uomo di armi, aveva partecipato alla guerra contro Perugia e non vi è dubbio: si è comportato da soldato e dunque ha potuto sperimentare anche la violenza nei suoi confronti e fatta da lui stesso. La sua trasformazione, la sua conversione ha significato innanzitutto una lotta nel suo intimo, per abbattere la visione riduttiva degli altri come nemici, come persone da combattere, da emarginare, da superare».

La presenza francescana nell’isola inizia con i frati minori, successivamente chiamati conventuali, san Francesco in vita. Dopo La Chiesa di Porto Gruttis i primi frati fondano le comunità di Monte Rasu (1236 circa), Sassari 1250 c., Oristano 1252 e Cagliari -Stampace 1274. Frati Minori o dell’Osservanza. La prima presenza in Sardegna risale al 1458, quando fu costruita la chiesa di Santa Maria Maddalena a Silì (Oristano). Nel 1511 arrivò il riconoscimento della «Provincia Sardiniae», seguito da uno sviluppo vertiginoso con 19 conventi e 260 religiosi. Frati minori cappuccini. Nati nel 1528, arrivano in Sardegna nel 1591 e cominciano a fondare conventi a Sassari e Cagliari nel 1591, Ozieri 1592, Iglesias 1596, Sanluri, Bosa e Nulvi nel 1608. In questo stesso anno nasceva la Provincia di Sardegna, che avrà una crescita rapida e straordinaria in case e religiosi. Per questa ragione, nel 1697 la Provincia si dividerà in Provincia calaritana e Provincia turritana.

Mario Girau (Articolo apparso sul numero di Kalaritana Avvenire del 4 ottobre)


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