Il piano

Macchiareddu, entro ottobre operativo il più grande impianto sardo per la plastica Investimento da 22 milioni, di cui 18 provenienti dal Pnrr: il nuovo impianto potrà trattare 4.000 tonnellate di plastica ogni anno.

Sarà operativo entro la fine di ottobre il nuovo impianto per il trattamento della plastica realizzato a Macchiareddu, nell’area industriale dell’11/a strada. La struttura, con una capacità di circa 4mila tonnellate all’anno, sarà la più grande della Sardegna nel settore. L’investimento complessivo ammonta a 22 milioni di euro, 18 dei quali finanziati attraverso il Pnrr.

Per il Cacip il nuovo impianto rappresenta una risposta alle difficoltà che nei mesi estivi hanno interessato la raccolta della plastica nell’area metropolitana di Cagliari. In diverse occasioni il servizio era stato sospeso a causa della mancanza di spazi e di capacità di trattamento. La struttura di Macchiareddu si aggiungerà agli impianti già attivi a Oristano e Arborea.

«Con questo impianto il problema verrà risolto una volta per tutte – spiega il presidente del Cacip, Beniamino Garau – ma il nostro obiettivo è andare oltre. Vogliamo chiudere la filiera e avviare un progetto realmente circolare, evitando che la plastica, una volta separata, debba essere venduta fuori dall’isola».

La prospettiva è quindi quella di trasformare i materiali recuperati in nuove risorse, riducendo il ricorso a impianti fuori dalla Sardegna. Tra le ipotesi allo studio figura anche l’impiego di tecnologie di pirolisi per trasformare i rifiuti plastici in prodotti energetici.

Il progetto si inserisce in una strategia più ampia di recupero dei residui industriali. «Abbiamo intenzione di fare altrettanto con le ceneri del termovalorizzatore – aggiunge Garau – e stiamo collaborando con l’Università degli studi di Cagliari a un progetto per trasformare questi materiali in nuovi prodotti, dagli arredi urbani a particolari tipologie di calcestruzzo».

Il Cacip guarda inoltre al rilancio dell’intera area industriale di Macchiareddu. «Dobbiamo rompere l’assedio del fotovoltaico, che per anni ha occupato una parte importante dei terreni disponibili – conclude Garau -. Per rilanciare l’area industriale di Cagliari dobbiamo dialogare con le imprese di tutta la Sardegna, capire quali siano le loro esigenze e costruire le condizioni perché possano trovare qui lo spazio e i servizi necessari per investire».


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