
Lo stabilimento della Sider Alloys – Foto Regione Sardegna
Una discontinuità con l’attuale proprietà e un nuovo soggetto industriale capace di garantire il rilancio dello stabilimento. È questa la richiesta che i sindacati tornano a rivolgere al Governo e alla Regione Sardegna per il futuro dell’ex Alcoa di Portovesme, oggi Sider Alloys.
La vertenza si trascina ormai da anni e, secondo le organizzazioni sindacali, il progetto di riavvio dell’impianto non ha prodotto i risultati attesi. Restano aperti anche i problemi legati alle imprese d’appalto che operano all’interno della centrale Enel, alla formazione e alla ricollocazione dei lavoratori e alle autorizzazioni ambientali.
«A noi serve una discontinuità con l’attuale proprietà – afferma ai microfoni di Radio Kalaritana, Renato Tocco, di Uilm Uil –. Sono ormai otto anni, ci stiamo avvicinando ai nove, da quando è stato rilevato lo stabilimento. Di fatto si è fatto poco lavoro: qualcosa in fonderia, mentre per il resto la sala elettrolisi può dirsi in parte smantellata. Di revamping si è fatto poco o niente».
Per il sindacato, dunque, è necessario aprire una nuova fase. «Nessuno crede più in quel progetto – sostiene Tocco –. Quello che stiamo chiedendo anche al ministro Urso è la discontinuità con l’attuale proprietà. È una richiesta che abbiamo posto sia a livello territoriale sia nazionale, perché ormai nessuno ha più fiducia nella proprietà».
L’indotto e la centrale Enel
Accanto alla questione dello stabilimento c’è quella, altrettanto delicata, dell’indotto. In particolare, preoccupa il futuro dei lavoratori delle imprese d’appalto che operano all’interno della centrale Enel, struttura sulla quale si prospetta una fase di fermata.
«Abbiamo posto anche il problema degli appalti Enel – spiega Tocco –. Bisogna capire cosa vuole fare Enel e quale sarà il futuro della centrale. C’è una fase complicata e occorre capire quale ruolo potrà avere anche in relazione alla ripartenza dell’ex Alcoa».
Sono circa 200, secondo il sindacato, i lavoratori impegnati negli appalti della centrale. «Quello che chiediamo è che questi lavoratori trovino una soluzione. La politica deve trovarla: se necessario bisogna riconvertire i lavoratori. Non si possono lasciare 200 famiglie senza niente».
Il nodo, però, è individuare concretamente le attività nelle quali ricollocare il personale. «Come li vuoi riconvertire? Qual è il lavoro? – domanda Tocco –. Se c’è un’opportunità occupazionale, è chiaro che si può chiedere ai lavoratori di formarsi e riconvertirsi. Ma se manca il lavoro, la domanda diventa: dove li riconvertiamo?».
L’autorizzazione ambientale e il timore dello smantellamento
Un altro fronte riguarda l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata a Sider Alloys e al centro del confronto avuto nei giorni scorsi in Provincia.
Il sindacato chiede che l’autorizzazione non venga utilizzata per proseguire lo smantellamento degli impianti. «Noi saremo vigili – avverte Tocco – e non faremo sconti a nessuno. Se ci rendiamo conto che l’AIA viene utilizzata per demolire o per fare cassa, faremo altro. Se sarà necessario arriveremo anche alla magistratura».
La posizione del sindacato è netta: lo stabilimento deve essere preservato nella prospettiva di un nuovo progetto industriale. «Quello stabilimento deve riprendere a produrre alluminio primario. Il Governo lo sa. Da quello che ci risulta in questi giorni c’è una volontà e ci sono nuove grosse società interessate a rilevarlo. Per questo diciamo che non si deve toccare niente: lo stabilimento deve rimanere intatto».
L’auspicio è quindi che possa essere individuato in tempi rapidi un nuovo investitore in grado di rilevare l’impianto e riportarlo alla produzione.
La formazione con i fondi JTF
Nella vertenza entra infine il tema della formazione, attraverso i fondi JTF (Just Transition Fund) destinati ai territori interessati dalla transizione.
Per il sindacato la formazione deve essere strettamente collegata alle reali opportunità occupazionali e non trasformarsi in una semplice attività sostitutiva del lavoro.
«Abbiamo sempre contestato i corsi fatti tanto per farli – sottolinea Tocco –. Se devi riconvertire un lavoratore, devi formarlo rispetto a ciò che serve realmente al mercato. Se servono carpentieri, saldatori o figure professionali nel settore nautico, allora formi le persone per quei mestieri, in modo che possano essere ricollocate».
Il problema, ancora una volta, è però individuare prima le prospettive occupazionali. «Non possono essere tutti carpentieri e saldatori. Servono altre professionalità. Nel catalogo ci sono parecchi corsi e adesso vedremo: è una situazione diversa rispetto al passato. Mi auguro che ci sia davvero l’opportunità di trovare anche qualche occupazione».
La vertenza dell’ex Alcoa si trova così davanti a una serie di questioni intrecciate: il futuro industriale dello stabilimento, la sorte degli appalti Enel, la tutela dei lavoratori dell’indotto, le autorizzazioni ambientali e la formazione. Per il sindacato, la priorità resta una: evitare che lo stabilimento venga progressivamente smantellato e creare le condizioni perché possa tornare alla produzione.
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