
L’aeroporto di Cagliari-Elmas | Foto Wikipedia
La fusione degli aeroporti sardi torna al centro del confronto politico. Dopo la risposta all’interrogazione di Fratelli d’Italia, l’assessora regionale ai Trasporti Barbara Manca ha ribadito che l’indirizzo della Regione sull’integrazione dei tre scali non è cambiato. Una posizione che, secondo i consiglieri Paolo Truzzu e Alessandro Sorgia, presenta però alcune contraddizioni che richiedono chiarimenti.
Il nodo riguarda il progetto che punta a riunire gli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero in un’unica realtà a guida F2i Ligantia. Il fondo controlla già gli scali di Olbia e Alghero, mentre l’operazione prevede anche la privatizzazione del Mameli di Cagliari, per la quale la Regione intende investire 30 milioni di euro.
Nella nota diffusa ieri, Manca ha parlato di una nuova istruttoria e di un incarico esterno per valutare alternative alla precedente configurazione dell’operazione, precisando che si tratta di «un diverso disegno istituzionale». Per Truzzu e Sorgia, tuttavia, le dichiarazioni dell’assessora non chiariscono definitivamente le intenzioni della Giunta. «Attendiamo quella definitiva», affermano, chiedendo di spiegare ai sardi quale sarà il futuro degli scali.
Tra le questioni aperte c’è la ricapitalizzazione di Sogaer, la società che gestisce l’aeroporto di Cagliari e che è controllata al 94,45% dalla Camera di commercio di Cagliari e Oristano. Con il superamento dei cinque milioni di passeggeri, secondo i due esponenti di FdI, resta da capire chi garantirà le nuove risorse necessarie e se l’ente camerale potrebbe procedere senza la Regione, come previsto nella prima versione del progetto del 2023.
I consiglieri contestano inoltre i riferimenti ai rilievi della Corte dei Conti, ricordando che non sarebbe prevista una gara pubblica, e segnalano differenze tra la risposta all’interrogazione, nella quale la holding viene indicata come eventuale, e la successiva nota dell’assessora.
Sulla vicenda pesa anche il parere dello studio milanese Lca, incaricato per 170mila euro, che aveva sconsigliato la privatizzazione nella configurazione allora proposta, rilevando l’assenza di un interesse pubblico nella fusione. Il confronto resta aperto, mentre la Giunta è chiamata a chiarire modalità, tempi e condizioni dell’operazione.
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