L'iniziativa

«La Terra Santa ci chiama»: la diocesi di Cagliari in pellegrinaggio di solidarietà Il 18 ottobre partirà il viaggio guidato dall’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi

Monsignor Baturi e il cardinale Pizzaballa

Tornare in Terra Santa non soltanto per ripercorrere i luoghi della vita di Gesù, ma soprattutto per incontrare le persone, sostenere le comunità e testimoniare una vicinanza concreta a chi continua a vivere in un contesto segnato dalla guerra e da profonde difficoltà. È questo lo spirito del pellegrinaggio diocesano di solidarietà che partirà il 18 ottobre, guidato dall’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi.

Un viaggio che assume un significato particolare in un momento in cui la presenza dei pellegrini in Terra Santa si è fortemente ridotta e le comunità locali hanno bisogno di sostegno, attenzione e solidarietà. A sottolinearlo è don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana, che prenderà parte all’iniziativa insieme all’Arcivescovo, a quattro sacerdoti e ad altri 35 fedeli della Chiesa cagliaritana, per un totale di 40 partecipanti.

«La Terra Santa ci chiama» è l’appello che da tempo arriva dal Patriarcato di Gerusalemme, da Caritas Gerusalemme e dalle altre realtà ecclesiali. Un invito a tornare nei luoghi santi, ma anche a non dimenticare le persone che vi abitano.

«Questo è il quarto viaggio che organizziamo negli ultimi sei anni – spiega don Marco Lai –. Gli ultimi tre sono stati caratterizzati dalla scelta della nostra comunità di Cagliari di farsi solidale, sorella, con la comunità cristiana in Terra Santa».

Un legame che nel tempo si è consolidato e che si traduce in una sorta di gemellaggio tra la diocesi di Cagliari e il Patriarcato di Gerusalemme. I pellegrinaggi mantengono l’attenzione sui luoghi simbolo della fede cristiana, sulle orme di Gesù, ma affiancano alla dimensione spirituale quella dell’incontro con le comunità locali.

«Non è facile partire, ma loro hanno bisogno di noi»

La decisione di raggiungere la Terra Santa, nelle attuali condizioni, non è priva di interrogativi. Eppure, sottolinea il direttore della Caritas, la scelta dei partecipanti nasce proprio dalla consapevolezza che la vicinanza non può fermarsi davanti alle difficoltà.

«Decidere di partire non è facile, ma nonostante questo abbiamo scelto di andare in 40: l’arcivescovo, quattro sacerdoti e altri 35 cristiani della diocesi di Cagliari».

Una decisione sostenuta da due convinzioni fondamentali. «Abbiamo la certezza di poter incontrare davvero il Signore nella sofferenza, ma anche il Signore risorto. E abbiamo un’altra certezza: in questo momento loro hanno bisogno di noi. Questo è un imperativo cristiano, quello di stare dalla parte di chi ha bisogno».

Il pellegrinaggio diventa così un gesto concreto di prossimità. Non soltanto una testimonianza religiosa, ma anche un modo per far sentire alle persone che vivono in Terra Santa di non essere sole e dimenticate.

Sostenere le comunità e aiutare i cristiani a restare

Una delle preoccupazioni riguarda il progressivo ridimensionamento della presenza cristiana in Terra Santa. Rispetto al passato, le comunità cristiane rappresentano oggi una componente sempre più ridotta della popolazione e le condizioni di vita, aggravate dal conflitto, rendono difficile immaginare un futuro stabile.

«Il Patriarcato di Gerusalemme è molto ampio, ma noi abbiamo scelto di prestare attenzione alle comunità cristiane e ai cristiani che resistono, che continuano a vivere lì nonostante tutto», spiega don Lai.

Incontrare queste realtà significa entrare in contatto con famiglie, bambini e giovani, ascoltare le loro necessità e sostenerli affinché possano continuare a vivere nella propria terra.

Un’attenzione particolare sarà riservata alle scuole, molte delle quali sono gestite dalla Chiesa cattolica e accolgono anche numerosi studenti palestinesi musulmani. Un dato che assume un significato importante in un contesto segnato dalle divisioni e dalla violenza.

«In queste scuole il numero dei cristiani è davvero minimo, mentre la maggior parte degli studenti è costituita da palestinesi musulmani», ricorda il direttore della Caritas. Un’esperienza educativa che testimonia come le istituzioni ecclesiali possano rappresentare un punto di riferimento anche per chi appartiene a un’altra fede.

Sostenere queste realtà significa quindi tutelare non soltanto la presenza cristiana, ma anche luoghi di formazione, incontro e convivenza.

La solidarietà passa anche dagli aiuti concreti

Il pellegrinaggio si inserisce in un impegno che la diocesi di Cagliari porta avanti da anni attraverso iniziative di raccolta fondi e progetti di sostegno alle comunità della Terra Santa.

Le risorse vengono destinate alle famiglie, alle attività lavorative e alla formazione, con particolare attenzione ai più piccoli e al loro diritto a un futuro dignitoso.

«Da anni organizziamo in diocesi iniziative per raccogliere fondi da inviare a favore delle comunità, delle famiglie, del loro lavoro e della formazione di cui i bambini hanno bisogno», spiega don Lai.

Garantire ai minori la possibilità di studiare, crescere e vivere occasioni di socialità diventa una priorità anche in una situazione di emergenza. «Il diritto dei piccoli allo studio, alle pari opportunità e al gioco mi pare davvero una bella sfida».

È proprio qui che la dimensione spirituale del pellegrinaggio incontra quella della solidarietà: nella scelta di non limitarsi a osservare la sofferenza, ma di provare a condividerla e ad alleviarla attraverso gesti concreti.

La partenza del 18 ottobre rappresenterà dunque un segno di vicinanza della Chiesa cagliaritana a una terra che custodisce le radici della fede cristiana e che oggi chiede di non essere abbandonata. Un viaggio per pregare, incontrare e sostenere. Perché, come ricorda don Marco Lai, stare accanto a chi soffre non è soltanto una scelta, ma un imperativo cristiano.


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