
Don Emanuele Meconcelli, direttore del CUSE, insieme all’Arcivescovo di Cagliari Baturi
Il nuovo anno accademico è un nuovo inizio anche per il College Sant’Efisio. Dopo l’inaugurazione della nuova ala, i numeri degli studenti e delle studentesse sono aumentati, facendo crescere stimoli e responsabilità. Il 31 ottobre, nell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile di Cagliari, si terrà l’inaugurazione dell’anno, con una mattinata dal titolo «Il valore dell’educazione». Un momento di incontro e di riflessione fondamentale per il percorso dei ragazzi, che come punto di riferimento avranno ancora Don Emanuele Meconcelli, direttore del College Universitario Sant’Efisio.
Don Meconcelli, qual è oggi il valore dell’educazione?
«Il termine educazione è solo apparentemente un modo per descrivere un processo formativo. In realtà, esprime la modalità che abbiamo di guardare l’uomo. Per cui il valore di parlare di educazione risiede nel fatto che crediamo fermamente che le persone possano crescere, che ognuno di noi possa accogliere la vita come un compito che non realizza da solo, che ognuno di noi diventa ciò che è attraverso un percorso in cui viene affiancato da maestri, e quindi da persone più grandi, che permettono di accedere a quella autenticità e a quella specificità che ognuno di noi possiede, che però deve essere tirata fuori. Parlare di educazione significa ribadire la centralità di uno sguardo sull’uomo e di una modalità di capire l’uomo e le relazioni che intercorrono tra le persone che appartengono a diverse generazioni».
Il sottotitolo del 31 ottobre parla anche di circolarità di talenti e territori. Cosa significa?
«Siamo tutti in qualche modo debitori di un patrimonio al quale abbiamo avuto accesso, grazie a coloro che ci hanno permesso di vivere il nostro percorso educativo e questo, se accolto e riconosciuto con lealtà rispetto alla gratuità che ci è stata donata, diventa il presupposto per una restituzione e quindi di facilitare la circolarità dei talenti. Al college si vive l’esperienza di essere inseriti in una comunità che ti accoglie, ma anche in un’esperienza che ti precede, che è già strutturata e che proprio in virtù del suo carattere pregresso, a coloro che ci entrano per ultimi esprime quella capacità di accoglienza e di guida, che fa percepire il college come un posto sicuro. Un posto che allo stesso tempo poi chiede a coloro che arrivano e accolgono questa esperienza di farsene loro per primi promotori nei confronti di coloro che arriveranno».
College che intanto continua a crescere.
«Per noi questo è un anno straordinario. Dopo la consegna della nuova ala, abbiamo praticamente 40 ragazzi nuovi e la comunità è aumentata notevolmente. Nel contesto universitario, sembra che tutto sia iniziato in modo regolare, la novità del semestre filtro sembra essere entrata a regime, sono cambiati alcuni scenari, ma siamo abbastanza pronti per poterli fronteggiare».
Quali sono le sfide per il futuro?
«Se l’anno prossimo il Comune di Cagliari completerà l’ultimo lotto di lavori che attendiamo ormai da dieci anni, il College arriverà alla sua massima capienza, cioè quella di 150 studenti. La sfida più grande però è quella del consolidamento di una comunità formata dalla parte studentesca, ma anche, guardando al futuro con speranza, da tutti quegli studenti e studentesse che una volta formatisi entreranno nel mondo del lavoro e saranno il bacino naturale sul quale la nostra comunità studentesca del domani potrà contare per avere feedback diretti grazie alla loro esperienza dentro e fuori dal College».
Matteo Cardia (Articolo pubblicato su Kalaritana Avvenire del 18 ottobre)
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